Forlì, «Il reticolo secondario è a rischio crollo»

Forlì
  • 22 luglio 2026

«La sicurezza dei cittadini non può più attendere. Dopo quanto accaduto nel maggio 2023, non è più accettabile aspettare un nuovo evento calamitoso prima di intervenire». È il grido d’allarme, perentorio e circostanziato, lanciato dal Comitato unitario vittime del fango di Forlì, che torna a denunciare lo stato di grave degrado in cui versa il reticolo idraulico secondario del territorio. Una criticità diffusa e pericolosa, ampiamente documentata da materiale fotografico scattato negli ultimi giorni.

A destare le maggiori preoccupazioni nell’immediato è la situazione nella frazione di Villafranca, lungo il Canale Lama. Le ultime immagini mostrano un quadro allarmante: arginature parzialmente collassate o gravemente compromesse, solcate da spaccature profonde tra i 10 e i 20 centimetri che si estendono in modo continuo per oltre un centinaio di metri. Si tratta di fessurazioni strutturali che, di fronte a precipitazioni anche non eccezionali, potrebbero provocare il crollo improvviso dei rilevati e il riversamento di detriti nei canali, riducendone drásticamente la capacità di deflusso.

A ciò si aggiunge l’accumulo di melma e sedimenti depositati dalle alluvioni precedenti. Numerosi sottoponti risultano fortemente intasati, con una riduzione della sezione idraulica utile che in diversi casi raggiunge il 50%. La combinazione tra argini lesionati e passaggi ostruiti crea un concreto pericolo di allagamenti localizzati. Una vulnerabilità aggravata dal fatto che gli stessi Pai Stralcio parametrano la sicurezza del reticolo secondario su piene con tempo di ritorno di appena 20 anni: una soglia del tutto inadeguata rispetto all’intensità degli odierni eventi meteo.

Secondo il Comitato, la semplice manutenzione ordinaria non basta più: occorre un piano di interventi straordinari d’urgenza per consolidare le sponde, rimuovere i fanghi e ripristinare il corretto scorrimento delle acque. A preoccupare, tuttavia, sono soprattutto i ritardi accumulati sulle opere strategiche già progettate e finanziate. «Caso emblematico è l’impianto idrovoro Fontana 2, decisivo per i quartieri Romiti e Cava. A tre anni dal crollo del manufatto nel 2023, i lavori - la cui partenza era prevista entro giugno per completare l’opera -non sono ancora partiti, senza che sia stato pubblicato un cronoprogramma chiaro. Criticità analoghe si registrano sul Rio Cerchia (Villanova), ancora in attesa del nuovo impianto idrovoro; sul Rio San Lazzaro, dove la chiusa prebellica non è mai stata sostituita e i progetti di laminazione sono fermi; e sul Rio Cosina, con un idrovora sottodimensionata e invasi non realizzati. «Serve una pianificazione complessiva e tempi certi», conclude il Comitato».

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