Forlì, il nuovo direttore di Anatomia patologica al Morgagni Pierantoni

Forlì
  • 12 gennaio 2025

Matteo Costantini, 48 anni, già dirigente medico al policlinico di Modena, è il nuovo direttore Struttura Complessa di Anatomia Patologica e Citologia dell’ospedale “Morgagni - Pierantoni” nominato dall’Ausl Romagna, anche se già da un anno circa svolgeva la mansione.

Dottor Costantini, ha ricevuto la nomina ufficiale che conferma la sua carica che svolgeva da un anno circa. Come è la situazione generale del reparto e di cosa si occupa a grandi linee?

«L’unità operativa che dirigo eroga prestazioni di laboratorio per analisi da campione biologico per la diagnostica istologica, citologica, intraoperatoria, autoptica e di biologia molecolare. E’ un lavoro d’equipe: tecnici di laboratorio, medici, biologi, personale amministrativo e Oss collaborano per fornire risposte con elevate competenze ad esigenze cliniche, chirurgiche ed oncologiche. La situazione generale del reparto è buona in quanto riusciamo ad erogare le prestazioni richieste rispettando le necessità diagnostiche ed i tempi di risposta, riuscendo ad integrare la nostra attività con quella dei vari reparti in particolare partecipando agli incontri multidisciplinari».

Negli ultimi anni l’anatomia patologica è molto cambiata. Dal microscopio siamo passati a tecnologie avanzatissime, spesso con Intelligenza artificiale e l’anatomopatologo oggi contribuisce a ricercare diagnosi sempre più precise e ad indicare terapie personalizzate. Che cosa intende sviluppare in questo senso all’ospedale di Forlì?

«E’ vero: l’anatomia patologica sta cambiando ma soprattutto evolvendo. Una evoluzione in cui è imprescindibile il contributo delle innovazioni tecnologiche con l’introduzione in particolare di strumenti di laboratorio sempre più performati e automatizzati. La diagnostica è diventata più complessa ma anche molto più precisa proprio per la necessità di identificare con sempre maggiore accuratezza le malattie neoplastiche con lo scopo di realizzare terapie mirate per il paziente. Al centro di tutto c’è sempre il paziente. Quello che che vorrei riuscire a sviluppare è proprio questo: contribuire ad una svolta tecnologica per questo reparto con strumenti di laboratorio evoluti anche con l’introduzione per la diagnostica routinaria della digital pathology, requisito fondamentale per l’applicazione della AI».

Oggi si parla di patologia digitale, patologia predittiva. Quanto sarà collegata, qui abbiamo l’Irst di Meldola, con la diagnosi e la cura dei tumori?

«Bisogna ragionare proprio in questi termini: la patologia digitale può essere utile per svariati motivi; si pensi anche solo alla possibilità di condivisione con le altre anatomie patologiche della Area Vasta Romagna di casi, percorsi di qualità e competenze: sarebbe un grande passo avanti. Ritengo che la fattiva collaborazione con l’Irst di Meldola sarà fondamentale sia per l’importante ruolo dell’Oncologia ma anche per l’inquadramento biologico delle malattie stesse tramite tecnologie estrattive atte ad individuarne le caratteristiche genetiche».

Alla presentazione dei primari parlava di garantire uniformità nei percorsi diagnostici terapeutici in Romagna. Cosa significa?

«Nell’ultimo anno in Area Vasta Romagna è stata data molta importanza ai Pdta (percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali) tanto da identificare referenti per gruppo di patologia (polmone, mammella, prostata eccetera) con lo scopo di produrre documenti aziendali univoci per il trattamento delle malattie. Allo stesso modo stanno operando le 4 anatomie patologiche dell’Area vasta Romagna: sono stati creati di gruppi di patologia che potranno collaborare ma soprattutto condividere competenze ed esperienze atte a produrre referti diagnostici univoci ed ugualmente fruibili nei vari ambiti».

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