A Forlì un guasto tecnico all’Electrolux durante il turno di notte impedisce di lavorare, ma l’operaio non può tornare a casa. “Un episodio gravissimo - annuncia la RSU FIOM CGIL - ha scosso il turno della scorsa notte nello stabilimento Electrolux di Forlì, tra il 12 e il 13 marzo. Intorno alle 3 del mattino, un giovane operaio dell’impianto “Mossini 2” si è trovato impossibilitato a proseguire il lavoro a causa di un guasto tecnico allo stampo. Data l’assenza di attrezzisti e la conseguente fermata dell’impianto, il lavoratore ha chiesto di poter rientrare a casa. La risposta della portineria, dopo un vano tentativo di contattare il responsabile di turno, è stata raggelante: “In assenza di un preposto, non sei autorizzato a uscire”. Per fare chiarezza sulla legittimità di tale condotta, abbiamo consultato un esperto consulente del lavoro vicino alle istanze sindacali”.
Continua la nota: “Il parere dell’esperto è perentorio: siamo di fronte a una potenziale violazione dell’articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale e dei doveri di custodia e sicurezza previsti dal Codice Civile. Se l’azienda non è in grado di garantire la presenza di un preposto o di un responsabile reperibile, non può in alcun modo limitare la libertà di movimento del dipendente, specialmente quando la prestazione lavorativa è divenuta oggettivamente impossibile per cause non imputabili al lavoratore. Trattenere un dipendente all’interno del perimetro aziendale contro la sua volontà, in assenza di mansioni da svolgere e di una figura decisionale, configura un abuso di potere organizzativo che rasenta il sequestro di persona”.
“Come RSU FIOM CGIL - proseguono i sindacati - riteniamo inaccettabile che un lavoratore venga trasformato in un “ostaggio aziendale” a causa di carenze organizzative. Lo abbiamo ribadito più volte dura te le plenaria con la direzione, ma invano. Se Electrolux decide di operare su turni notturni senza le necessarie figure di supporto (attrezzisti) e senza una catena di comando reattiva, deve assumersene i rischi, non scaricarli sulla pelle dei delegati o degli operai.
”Non siamo pacchi postali stoccati in magazzino in attesa del mattino - dichiarano i rappresentanti sindacali - la sicurezza e la libertà individuale non finiscono all’ingresso dei cancelli. Chiediamo un incontro urgente con la direzione aziendale: vogliamo protocolli chiari che garantiscano il diritto di uscita in caso di fermo impianto e la fine di queste pratiche medievali di controllo.”