“I dirigenti che rifiutano di sospendere l’attività, per poche ore e per pochissimi giorni, nelle ore più calde, stanno tutto il giorno chiusi nei loro uffici con i condizionatori “a palla” e si guardano bene dall’entrare nei reparti produttivi”.
Con l’allerta rossa per caldo, questa mattina i delegati sindacali e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza della Fiom-Cgil hanno chiesto a vertici della Elctrolux di Forlì l’attivazione di una cassa integrazione ordinaria per tutta la giornata o almeno per le ore più ‘bollenti’, dalle 11 alle 19, “per il bene e la sicurezza” dei dipendenti. Questo anche richiamando le indicazioni dell’Inps. Ma dall’azienda non sarebbe arrivata una disponibilità in tal senso, e per questo Rsu e Rls della Fiom-Cgil hanno indetto una azione di autotutela che consiste nell’indicazione di uscita dalla fabbrica dalle 12; e nella possibilità di iniziare il turno pomeridiano dalle 18. Indicazione che, a quanto si apprende, alcuni lavoratori avrebbero deciso di seguire verso mezzogiorno.
Quello di Forlì, una delle fabbriche coinvolte dal massiccio piano di esuberi annunciato da Electrolux (attualmente sospeso e al centro di una serie di tavoli per provare a trovare soluzioni diverse a quelle prospettate dall’azienda), è uno stabilimento sprovvisto di raffrescatori (per ragioni tecniche collegate alle caratteristiche produttive dello stabilimento), “che chiediamo da anni”, fa sapere la Rsu. Ci sono invece dei ventilatori, ma sono troppo pochi come risposta quando le temperature salgono e oggi ad esempio si sono raggiunti i 34 gradi in uno dei reparti. Il ricorso ad azioni di autotutela era stato fatto mettere a verbale dai rappresentanti della Fiom nel testo che dava conto di una riunione dedicata al microclima aziendale. Nelle riunioni dedicate al microclima, da parte aziendale era venuta la garanzia di acqua fresca sempre a disposizione, come lo sono i sali minerali in infermeria, assieme all’impegno a sollecitare comunicazioni rapide e attenzione al tema del caldo.