Sono tanti i luoghi di culto a Forlì, scrigni antichi di tesori d’arte e costruzioni avveniristiche. «Nel centro storico, che da 40.000 abitanti è passato a 13.000, una parte dei quali non cattolici, le chiese però sono in esubero - sottolinea con un pizzico di ironia il vescovo di Forlì-Bertinoro, monsignor Livio Corazza -. Ma il patrimonio che custodiscono e che rappresentano resta, ed è una ricchezza per tutti, anche per i turisti per caso” e per chi conosce la sua sola chiesa: quel patrimonio è la nostra “mostra permanente”, un giacimento non utilizzato che a volte dimentichiamo di fronte ai grandi eventi che si svolgono in città». Il circolo Acli Lamberto Valli di Forlì ha raccolto questa sollecitazione e con l’Unità parrocchiale del Centro storico e l’associazione Salute e Solidarietà, per il Giubileo del 2025 ha condotto il progetto “Chiese aperte”. L’iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune di Forlì, il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e della Diocesi di Forlì-Bertinoro. «Oltre al Comitato formatosi ad hoc - commenta la presidente del circolo Acli Lamberto Valli, Alessandra Righini -, hanno aderito poi il Liceo artistico e musicale Antonio Canova con il referente Mario La Piano, il Liceo classico G. B. Morgagni, in questo caso la referente è stata Rossella Savelli, l’associazione culturale Metropolis, l’associazione Artem Romagna, il Masci e l’Ordine religioso delle Apostole del Sacro Cuore. All’attivo, 59 visite alle chiese del Carmine, della Ss. Trinità, di San Biagio, Santa Lucia, Ravaldino e Santa Maria in Schiavonia da aprile a giugno 2025 e poi in autunno per un totale di circa 1.200 visitatori». Come riconoscimento del loro impegno, sabato 28 i volontari hanno ricevuto un attestato di partecipazione insieme a venti artisti di Artem. «L’iniziativa ha coniugato arte e spiritualità, bellezza e fede - ricordano i volontari - permettendo anche a persone originarie dei quartieri, ma che non vi abitano più, di rivedere la “loro” chiesa e riappropriarsi di un mondo o di intuire il “fascino discreto” di Forlì». «Questa esperienza ci ha permesso di conoscere luoghi finora sconosciuti della città in cui abitiamo - affermano dal canto loro gli studenti-, con l’emozione e il timore di metterci in gioco, ma avendo sempre accanto i nostri professori e Alessandra Righini». E si guarda già al domani: lo chiede don Nino Nicotra, dell’unità parrocchiale del Centro Storico, affermando la necessità di «un impegno collettivo che porti a custodire la bellezza». «Tanto più che un progetto come questo è un ponte - gli fa eco il vicesindaco Vincenzo Bongiorno - che permette di riappropriarsi della nostra città, di creare relazioni umane anche fra generazioni diverse, e di superare i nostri limiti. Abbiamo la responsabilità politica di proseguire, anche perché dal 1° maggio Forlì vivrà un altro Giubileo, i 300 anni dalla canonizzazione di San Pellegrino Laziosi. Valorizzare il nostro patrimonio con progetti come questo significa riconoscere un’identità cittadina e rinsaldare l’appartenenza a una comunità che ha alle spalle duemila anni di storia e di cultura».
Forlì, grande succeso per l’iniziativa “Chiese aperte”: 1.200 visitatori per 6 scrigni del centro storico