Forlì. Gli alluvionati a Meloni e von der Leyen: «Non saremo il tappetino per le vostre passerelle»

Forlì
  • 17 gennaio 2024

Gli alluvionati sono pronti a far sentire la loro voce oggi in piazza Saffi in occasione dell’arrivo dei Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen. Tra gli organizzatori del sit-in ci sono anche i componenti dell’associazione “L’Appennino romagnolo” che affermano: «Non saremo il tappetino per le vostre passerelle!». Scopo dell’iniziativa è far conoscere la situazione reale che sta vivendo la terra alluvionata. Sono diversi i punti che mettono in risalto gli alluvionati dell’Appennino. «Le realtà è che c’è una “struttura” commissariale evanescente, che nemmeno si è degnata di aprire un ufficio in qualche sottoscala - affermano - , sbrigandosela con sporadiche trasferte da Roma ogni tanto. Come ha dimostrato la trasmissione “Report” ci sono casi di aziende colpite che per avere 40.000 euro di ristori ne dovrebbero spendere altrettanti nelle perizie richieste dalle ordinanze per la ricostruzione, le stesse alle quali, proprio per un impianto delirante, non si sono rivolti che un numero insignificante delle decine di migliaia di cittadini e imprese rovinati dall’alluvione, attualmente ancora a secco di ristori». E ancora: «Ci sono ritardi scandalosi e risorse fantasma - attualmente in una non meglio precisata fase di “movimentazione” – strombazzate di continuo a mezzo stampa ma insussistenti nella realtà. L’assurdo di sentirsi sbandierare come un “successo”, il parziale e tardivo intervento di tamponamento temporaneo delle cosiddette “somme urgenze”, oltretutto ancora da terminare a otto mesi dall’evento alluvionale».

Gli alluvionati dell’Appennino sottolineano poi che gli unici a darsi veramente da fare sono stati gli stessi cittadini e imprenditori romagnoli colpiti del disastro: «Della ricostruzione di cui si parla tanto finora si sono fatti carico soprattutto gli stessi cittadini romagnoli col proprio lavoro e i propri risparmi. Imprese e realtà produttive, in primo luogo agricole, lasciate sole verso il collasso, senza un minimo di sostegno che non sia stato la beneficenza e la solidarietà di altri cittadini». Poi spostano l’attenzione sui problemi delle zone montane. «Un Appennino a cui non viene riconosciuta né alcuna specificità né un ruolo strategico di prevenzione idrogeologica (per la quale servirebbe almeno un piano) - chiosano -. Il persistente stato di fatiscenza di un territorio che minaccia di aggravarsi da un momento all’altro con le prime piogge consistenti, precarizzando la vita di intere vallate appenniniche, così come di ogni territorio prossimo ad un corso fluviale. Tasse, contributi e ogni altra incombenza - concludono - sono pretese in assoluto regime ordinario a parità di importo da tutti gli alluvionati romagnoli, come se nulla fosse successo». Per tutti questi motivi gli alluvionati hanno deciso di protestare: «Non possiamo assistere silenti a una breve apparizione mediatica, assolutamente superflua da un punto di vista pratico-operativo e imbastita solo per far credere ad una fantomatica vicinanza delle istituzioni alla Romagna alluvionata».

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