Forlì. Gestione dei posti letto al Morgagni-Pierantoni: «Invasione di pazienti da altri reparti»

Forlì

Quindici posti letto sui trenta totali disponibili nel reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” sono stati occupati da pazienti ricoverati di altri reparti. Collocati lì perché non c’era posto altrove. È il volto più concreto del fenomeno “fuori letto”, un meccanismo che secondo la Uil va strutturato dal momento che il suo ricorso non è eccezione ma normalità. Il tema è finito al centro di una lettera che il sindacato ha inviato ai vertici del nosocomio forlivese chiedendo un incontro. Il meccanismo è noto agli addetti ai lavori: quando il pronto soccorso dispone il ricovero di un paziente e nel reparto di competenza non ci sono posti disponibili, questo viene dirottato in qualsiasi altro reparto abbia un letto libero, indipendentemente dalla specializzazione del personale che vi opera. «Si tratta di una soluzione pensata per evitare che i malati restino ad aspettare sui lettini dei corridoi come drammaticamente avviene in altri ospedali – spiega Michele Bertaccini, segretario della Uil Fpl di Forlì – ma tuttavia non rappresenta una soluzione ottimale. Le dimensioni assunte dal fenomeno non sono più gestibili senza un approccio strutturato». Il caso più eclatante citato dalla Uil riguarda proprio il reparto di Otorinolaringoiatria, finito suo malgrado a fare da “valvola di sfogo” per molti pazienti in attesa di un letto. «Sono stati assegnati fino a quindici pazienti fuori letto su trenta posti totali, la metà dei ricoverati era del tutto estranea alla specialità del reparto – quantifica Bertaccini – . Una proporzione che snatura fortemente la tipicità di un reparto chirurgico. Ci risulta incomprensibile come lo stesso personale assegnato a una chirurgia possa, contestualmente, svolgere attività più tipiche di una medicina d’urgenza». Tante sono le domande che il sindacato si pone: «Chi decide dove collocare un paziente fuori letto? Viene valutata la compatibilità tra i ricoverati che condividono la stessa stanza? È possibile che un paziente appena operato si trovi nella stessa camera con pazienti fuori letto con patologie infettive»? Tale meccanismo non peserebbe “solo” su infermieri e oss ma anche sui medici costretti a spostarsi, da un reparto all’altro, per visitare i propri pazienti. «Vediamo la figura del “medico ramingo” –ironizza amaramente il sindacalista – costretto a muoversi tra più reparti dell’ospedale per completare le visite». La Uil avanza dunque una soluzione concreta: «Va individuata la media dei posti letto mancanti – propone Bertaccini – unitamente a un reparto dove saranno regolarmente occupati dai cosiddetti “fuori letto” che andranno seguiti da personale dedicato, dimensionato e organizzato secondo i criteri propri della medicina d’urgenza». In altre parole: se il fenomeno è strutturale, deve esserlo anche la risposta.

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