Entra nel vivo il processo per la tragica morte di Fatima, Ousama e Marva Boulgoute, i tre fratellini di 18, 13 e 9 anni schiacciati dal crollo di un silos nell’aprile del 2023 a San Pietro in Guardiano. Un dramma che ha sconvolto la comunità di Meldola, dove la famiglia viveva, e che ora vede alla sbarra due persone con l’accusa di omicidio colposo plurimo: lo zio dei ragazzi (difeso dall’avvocato Antonio Baldacci) e la legale rappresentante dell’azienda agricola “Casagrande”, assistita dai legali Claudia Battaglia e Antonio Giacomini. Nell’udienza di ieri davanti al giudice Andrea Priore, l’attenzione si è concentrata sulla testimonianza della polizia giudiziaria (testi della pm Laura Brunelli) e sulle indagini condotte all’epoca dei fatti.
La posizione dello zio
Dalle deposizioni è emerso un quadro dettagliato del luogo in cui è avvenuto l’incidente. Come confermato in aula da un dipendente della ditta “Casagrande”, quella era una zona di transito abituale per i mezzi pesanti che trasportavano mangimi e gpl. Un’area di manovra complessa, il cui accesso era regolato da un cancello costantemente chiuso, apribile solo tramite il custode (un altro zio delle vittime). Quel giorno, però, c’era anche una Opel Zafira. Secondo quanto ricostruito, al volante c’era chiaramente Fatima, la più grande dei tre fratelli, intenta a fare pratica di guida. Le chiavi erano state lasciate all’interno della vettura dallo zio dei ragazzi, che si trovava lì per svolgere dei lavori su un’altra auto che teneva regolarmente nel parcheggio dell’azienda. L’imputato aveva accompagnato il fratello-custode e dai racconti dei testimoni è emerso che con l’azienda aveva un rapporto di collaborazione, ma non ne era dipendente. La polizia giudiziaria ha confermato, quindi, che la Opel Zafira ha urtato uno dei maxi container di mangime, provocando il catastrofico cedimento che non ha lasciato scampo ai tre giovani.
L’azienda
Nelle settimane e nei mesi a seguire i carabinieri hanno effettuato ulteriori indagini per acquisire la documentazione sulla progettazione e sull’installazione dei silos, per verificare che tutto fosse a norma di legge. La Procura, in particolare, contesta proprio la stabilità dei maxi-contenitori che, quindi, sarebbero dovuti essere quantomeno transennati. Nelle prossime udienze, infatti, verranno ascoltati tecnici ed esperti che proveranno a fare luce su questo aspetto. Si tornerà in aula a settembre e poi a ottobre.