Forlì. Fontana 2, lavora ancora fermi ai Romiti

Forlì
  • 23 maggio 2026

Tre anni dopo la drammatica alluvione del maggio 2023, il quartiere Romiti è stanco di aspettare. Il fango e i detriti se ne sono andati da tempo, ma la paura, l’angoscia e un profondo senso di vulnerabilità restano nel cuore della comunità, pronti a riemergere a ogni nuova allerta meteo. I residenti ricordano bene la devastazione, l’acqua dentro le case, il rumore del disastro e il timore di perdere tutto. Da allora si susseguono promesse, incontri pubblici, tavoli tecnici e rassicurazioni, ma la realtà odierna è impietosa: l’opera chiave per la sicurezza idraulica dell’area, il nuovo impianto idrovoro Fontana 2, resta un fantasma sulla carta.

«In questo lungo triennio ai cittadini è stato ripetuto che la messa in sicurezza del territorio sarebbe stata una priorità assoluta – spiega il coordinatore del Comitato di quartiere Romiti, Stefano Valmori –. Sono stati annunciati finanziamenti e illustrati cronoprogrammi che fissavano l’avvio dei lavori prima entro il primo semestre del 2025, poi slittato a un generico 2026. Sul territorio, però, non si vede alcuna traccia di cantiere, nessun operaio, nessuna data certa. Il quartiere continua così a convivere con una fragilità evidente e con il timore concreto di un nuovo disastro. Questa paura non è un sentimento teorico, ma un’angoscia reale. Lo si è visto chiaramente il giorno di Natale del 2025, quando il quartiere ha vissuto ore di fortissima tensione e apprensione. Molte famiglie hanno rivissuto l’incubo del 2023 scrutando i livelli del fiume Montone con lo stesso terrore di allora. Quell’evento ha dimostrato inequivocabilmente che il problema non è stato risolto e che la zona è tuttora esposta al pericolo».

Il Comitato di Quartiere Romiti, attraverso Valmori, alza la voce e chiede che Consorzio di Bonifica, Regione Emilia-Romagna, Comune di Forlì, struttura commissariale e autorità competenti «si assumano finalmente la responsabilità politica, tecnica e morale di questo stallo. L’idrovora Fontana 2 non è un’opera secondaria, ma un’infrastruttura vitale per la gestione delle acque consortili e la protezione di vite, case e attività economiche».

Per il Comitato il tempo dell’attesa è scaduto. «Non si può più chiedere pazienza ai residenti, né continuare a sbandierare progetti futuri mentre il cambiamento climatico viaggia a una velocità doppia rispetto alla burocrazia – continua Valmori –. Le risposte istituzionali sembrano drammaticamente ferme rispetto alla natura che accelera: non bastano più interventi tampone o rattoppi agli argini di fronte a un’emergenza ormai strutturale». Da qui la richiesta formale del quartiere: il Consorzio spieghi perché i lavori non sono partiti; la Regione vigili imponendo tempi certi; il Comune eserciti un controllo serrato a tutela dei residenti e la struttura commissariale garantisca che i fondi stanziati si traducano in ruspe vere. «Oggi è in gioco la credibilità delle istituzioni e la serenità di centinaia di famiglie che non intendono più restare in silenzio – conclude il coordinatore –. La sicurezza non può attendere oltre».

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