«Siamo delusi ma non rassegnati. Non scopriamo nulla di nuovo. Continueremo a cercare la verità con tutte le armi a nostra disposizione». Stefano Filippi commenta così la decisione della Procura di Roma di chiedere al Gip l’archiviazione sui due procedimenti ancora aperti sulla tragedia di Ustica, sul Dc-9 Itavia che la sera del 27 giugno 1980 precipitò nel mar Tirreno, provocando 81 morti. Tra le vittime anche Giacomo Filippi, il padre di Stefano, imprenditore originario di Forlimpopoli, che da Bologna doveva raggiungere la Sicilia per affari. Per i pm romani lo scenario resta comunque quello della battaglia aerea, ma senza identificare la nazionalità dei caccia che quella sera volavano nei cieli di Ustica. Proprio ieri mattina circa duecento persone si sono ritrovate davanti al museo per la memoria di Ustica a Bologna, per la manifestazione, lanciata dalla presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della Strage del 27 giugno 1980, Daria Bonfietti, per chiedere che l’inchiesta non venga archiviata.
«Non scopriamo niente di nuovo – riflette Stefano Filippi –. Anche qui hanno determinato che è avvenuta un’azione di guerra e questo noi lo sapevamo già da anni, hanno scongiurato l’ipotesi della bomba a bordo che è inesistente. E’ un’azione di guerra che si è avuta quella notte. Noi speravamo di arrivare a sapere chi è stato e chi era quella notte in volo. Negli anni abbiamo saputo c’erano tutti paesi della Nato, però qualcuno era più presente e sicuramente aveva delle mire diverse. Speravamo di arrivare a un punto fermo».
Per arrivare alla verità la strada che indica Filippi è chiara. «In realtà, come era già successo anni prima, i nostri alleati che sono i paesi della Nato, non rispondono alle rogatorie e questa è una cosa abbastanza grave che ci lascia sconcertati. Noi siamo determinati e faremo tutto quanto possibile con le armi in nostro possesso per riuscire ad andare avanti. Soprattutto vorremmo che il nostro governo si facesse carico di una storia che è diventata solo politica. Se c’è la volontà di andare a bussare alla porta dei vicini, in questo caso la Francia, lo si deve fare in maniera determinata e decisa. Certo dopo 40 anni non sono ottimista, ma il nostro intento è quello di esperire tutte le vie possibili per raggiungere una verità. Fattibile? E’ dura, in questo momento non vedo la volontà politica. Vedremo cosa succederà».