Forlì. Emergenza casa: 231 famiglie sfrattate in provincia

Forlì

Sono 231 le famiglie che, nel 2024, sono state sfrattate nella sola provincia di Forlì-Cesena. Di queste, 83 hanno lasciato l’abitazione in un anno in cui gli sfratti sono cresciuti del 4,52% rispetto al 2023. La crisi abitativa, dunque, non solo non accenna a rallentare ma accelera. Un trend che si inserisce in un quadro nazionale preoccupante, ma che in Romagna assume caratteristiche peculiari, legate alla forte attrattività del territorio. Partiamo dai dati: in provincia il 2024 ha registrato 231 sfratti totali (di cui 148 per morosità e 83 per finita locale), con un incremento del 4,52% rispetto all’anno precedente. Le richieste di esecuzione hanno toccato quota 309, segnando un aumento ancora più marcato, pari all’8,80%. Gli sfratti effettivamente eseguiti sono stati 83, in crescita del 6,41%. «La situazione è critica in tutta la Romagna – commenta Luca Giacobbe, segretario generale del Sicet Cisl Romagna – ma il problema è nazionale. La nostra regione, avendo una forte attrazione non solo turistica ma anche lavorativa, il problema si vive anche nella carenza di case e di alloggi disponibili». Una mancanza che colpisce trasversalmente studenti fuori sede, lavoratori che si spostano per motivi professionali, e naturalmente le persone che si trovano già in difficoltà economica. Un mix esplosivo, in un contesto dove i prezzi degli affitti continuano a salire e l’offerta di abitazioni accessibili si assottiglia. Proprio per far fronte all’emergenza, la Regione Emilia-Romagna ha imboccato una strada ambiziosa: un finanziamento da 200 milioni di euro ottenuto attraverso la Banca Europea degli Investimenti, cui si aggiungono 100 milioni di risorse regionali, per un totale di 300 milioni di euro. L’obiettivo è trasformare gli alloggi Acer sfitti da almeno cinque anni, quelli che richiedono interventi superiori ai 25mila euro, in residenze da assegnare alle fasce più vulnerabili della popolazione. Il progetto coinvolge tutti i Comuni della regione, che possono candidare i propri immobili inserendoli in un’apposita tabella pubblicata sul sito dell’ente regionale. «Nella provincia di Forlì-Cesena, per ora ha aderito solo il Comune di Forlì, inserendo otto alloggi – sottolinea Giacobbe –. Per ora Rimini si ferma a soli tre mentre nella provincia di Ravenna l’adesione è massiccia con una quarantina di alloggi inseriti». La scarsa adesione dei comuni romagnoli è un’occasione mancata o segnale positivo? «Da una parte può essere una cosa positiva, perché potrebbe voler dire che non ci sono tanti alloggi sfitti da oltre cinque anni che necessitino di interventi superiori ai 25mila euro – ragiona Giacobbe –. In questo caso il dato sarebbe positivo, perché significherebbe che quello che si libera viene riassegnato velocemente». Dall’altra parte, però il rischio è che alcuni Comuni non stiano cogliendo questa opportunità concreta rendendo vano lo sforzo della Regione. Se i dati del 2024 sono negativi, il futuro spaventa ulteriormente: «Il disegno di legge della deputata Buonguerrieri – spiega il sindacalista – prevede l’abrogazione della notifica del preavviso di rilascio, eliminando ogni avvertimento circa la data precisa di esecuzione dello sfratto. Inoltre, l’ufficiale giudiziario deve dare corso all’esecuzione decorso il termine di 10 giorni indicato nel precetto ed entro 30 giorni dalla notifica dello stesso. Si tratta di un provvedimento pensato per accelerare i tempi di rilascio degli immobili in un territorio già segnato da canoni di locazione fuori dalla portata di salari e pensioni».

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