Grappoli d’uva che iniziano già a prendere colore, oliveti con le foglie ingiallite dalla sete, spighe di grano che matura in fretta e vanno raccolte con anticipo. L’ondata di caldo anomalo che stiamo vivendo in queste settimane, non è un fastidio passeggero per l’agricoltura della Romagna. Le temperature roventi, infatti, stanno riscrivendo i calendari di raccolta e mettendo a dura prova un intero settore produttivo. «Dobbiamo irrigare continuamente perché ci sono le orticole che soffrono – racconta Daniele Montemaggi, presidente di Confagricoltura Forlì-Cesena e Rimini –. La frutta va in maturazione anche se di piccolo calibro. L’uva è in sofferenza, rischia di seccarsi e sicuramente andremo ad aprire le cantine anticipatamente». Una vendemmia con settimane di anticipo rispetto alla tradizione, dettata da una necessità climatica. Per il momento, almeno sul fronte irriguo, la situazione resta gestibile: «Per quanto riguarda l’approvvigionamento d’acqua al momento non ci sono problemi – prosegue Montemaggi – ma gli effetti si fanno sentire su più fronti contemporaneamente. Nel settore della bieticoltura, ad esempio, le aziende di trasformazione sono costrette ad anticipare l’attività».
Anche il comparto cerealicolo paga il prezzo delle temperature record. «Per quanto riguarda il grano – spiega ancora il presidente di Confagricoltura – abbiamo le quantità ma non le proteine, perché il caldo secca e abbassa la percentuale proteica del grano». Stessa sorte per foraggi e fieno: «I secondi e i terzi raccolti non esistono più, perché se non piove il fieno fa fatica a produrre. È una catastrofe climatica: quando una tempesta passa, lo fa a macchia di leopardo, qualcuno si salva. Qui non si salva nessuno, soprattutto nell’entroterra e nelle colline».
Una fotografia confermata anche da Cia Romagna. «In campagna, in generale, è tutto in sofferenza – conferma il presidente, Lorenzo Falcioni –. Venivamo da un inverno abbastanza normale, con temperature più basse, qualche fiocco di neve senza gelate tardive. Poi è arrivato il fuoco. Stiamo anticipando le trebbiature di almeno 20 giorni. I terreni sono già in emergenza idrica, viticoltura e frutticoltura in zone con possibilità irrigua restano sotto controllo». A complicare il quadro contribuiscono anche le notti, sempre più calde: «Con le temperature notturne sopra la media stagionale le piante vanno in stress. Il problema riguarda tutti: ortaggi, viti, ulivi. Le foglie gialle degli ulivi sono sinonimo di sete». Per Cia Romagna si tratta di una vera e propria “pre-emergenza” idrica. «Se normalmente in questo periodo dell’anno l’evapotraspirazione dei terreni è attorno ai 3-4 millimetri al giorno – prosegue Falcioni –, con questo caldo eccessivo siamo arrivati attorno ai 6 millimetri: quasi il doppio di una stagione normale». Un’aridità che avanza rapidamente: «Dove c’è possibilità irrigua si riesce a calmierare la cosa, ma i dati sui livelli del Cer ci dicono che siamo già in pre-allarme, con valori simili a quelli del 2022». L’uso dell’acqua è un tema rispetto al quale Cia Romagna rivendica la specificità del comparto agricolo: «L’acqua in agricoltura non viene consumata ma utilizzata – sottolinea –: è l’unica attività che non la consuma, rimane nell’ambiente a favore dell’ecosistema». La vite è una delle colture più sensibili ai cambiamenti in atto: «È tra le piante che maggiormente segnano, come delle cartine al tornasole, l’incidenza del cambiamento climatico – prosegue il presidente di Cia Romagna –. C’è un’anticipazione generale del periodo di raccolta: la vendemmia si faceva a ottobre, adesso cominciamo ad agosto. Sono gli effetti del cambiamento climatico che dobbiamo imparare a gestire».