Forlì. Electrolux, produzione salva a metà e ancora troppe incertezze per i lavoratori

Si è concluso con qualche timida apertura, ma ancora troppe incognite, l’atteso incontro svoltosi ieri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) tra la direzione di Electrolux e i rappresentanti sindacali. Sebbene la multinazionale svedese abbia mostrato i primi segnali di flessibilità, il giudizio dei sindacati resta severo: le risposte sono ancora del tutto insufficienti, soprattutto perchè ancora non ci sono certezze sullo stabilimento di Cerreto d’Esi e sul futuro di centinaia di lavoratori.

Durante il tavolo, la direzione aziendale ha condizionato la revisione parziale del proprio piano industriale al recupero di competitività su tre fronti macroeconomici: il costo dell’energia, la produttività del lavoro e la modifica della tassa europea sul carbonio (Cbam). Qualora si registrassero passi in avanti su questi pilastri – in gran parte legati a dinamiche politiche e norme esterne all’attività dei sindacati – l’azienda si è detta disposta a rivedere il proprio piano.

In buona sostanza, per lo stabilimento di Forlì, e non solo, si aprirebbe uno spiraglio. In altre parole rimarrebbe in Romagna, la produzione di circa 200.000 piani cottura rispetto ai 400.000 attuali (l’altra parte sarebbe delocalizzata in Cina) e la grande maggioranza dei forni (per i quali il piano originario prevedeva di delocalizzare il 25% in Polonia). L’obiettivo sarebbe inoltre quello di attrarre nuove tipologie di forni. Stessa sorte anche per gli stabilimenti di Susegana, Porcia e Solaro. Il vero punto di rottura della trattativa rimane lo stabilimento di Cerreto d’Esi. La direzione aziendale ha ammesso apertamente di non essere stata in grado, fino ad ora, di trovare una soluzione industriale per il sito marchigiano, pur dichiarandosi formalmente impegnata a proseguire la ricerca. Una risposta giudicata del tutto inaccettabile dalle sigle sindacali, che considerano la salvaguardia di Cerreto una condizione imprescindibile per qualsiasi accordo.

Il fronte sindacale esprime profonda preoccupazione sia per l’assenza di prospettive per le Marche, sia per la natura fortemente condizionata delle concessioni aziendali. Molte delle variabili indicate da Electrolux per recuperare competitività sfuggono infatti al controllo diretto delle parti sociali. «Si sono mossi i primi passi, ma il piano ad oggi è ancora irricevibile, almeno fino a quando non verrà presentato un piano di mantenimento della produzione anche per lo stabilimento di Cerreto - ha dichiarato Tatiana Gentilini della Fiom Cgil Forlì -. Per quanto riguarda lo stabilimento forlivese, uno dei più colpiti , l’azienda si è resa disponibile a mantenere parte della produzione, ma la strada è ancora decisamente lunga. Ad oggi, infatti, non sono stati quantificati gli esuberi: il mantenimento parziale della produzione non esclude che vi saranno tagli, e ancora non sappiamo quanti saranno rispetto ai 1.700 inizialmente preventivati a livello nazionale».

La partita si sposta ora sul piano strettamente politico e tecnico. Il prossimo snodo cruciale è fissato per il 21 luglio, quando le parti torneranno a confrontarsi direttamente con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Le organizzazioni sindacali, in vista dell’appuntamento, hanno chiesto a Governo e Regioni di mettere in atto quelle azioni strutturali indispensabili a rilanciare il settore degli elettrodomestici e a sbloccare la vertenza. La discussione entrerà poi nel vivo a settembre, con una serie di tavoli tecnici già calendarizzati per il 10 e il 17 settembre.

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