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Forlì. Dimensionamento scolastico, l’assessora regionale Conti a Villafranca

Forlì

Prosegue la protesta contro il dimensionamento scolastico. Ieri Isabella Conti, assessora regionale al Welfare, ha fatto visita agli Istituti comprensivi coinvolti nella fusione imposta dal commissario governativo e in particolare ha incontrato genitori e insegnanti dell’Istituto di Villafranca intitolato a Beatrice Portinari prima di proseguire verso il plesso 4 Annalena Tonelli. Ad accoglierla, una cinquantina di persone, tra genitori e insegnanti.

«Noi siamo qui perché ci hanno scritto diversi genitori e insegnanti molto preoccupati dagli effetti del dimensionamento - ha spiegato Conti -. Nel caso specifico di Forlì, il dimensionamento è particolarmente critico, oserei dire più che in altre zone, perché c’è proprio una differenza abissale tra i contesti che si dimensionano. Questa è una scuola fuori dal centro, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità. Il plesso 4 è una scuola centrale, con una percentuale di alunni stranieri molto alta, il che significa che c’è un piano dell’offerta formativa tarato per l’inclusione e per fare dei lavori sartoriali su studenti che possono avere bisogno di un tipo di offerta formativa completamente diversa». Al centro delle preoccupazioni, la perdita di un dirigente scolastico: «in queste due realtà abbiamo un dirigente ciascuna dunque qui si perderà un dirigente - sottolinea -. Perderlo vuol dire togliere adulti di riferimento dentro i contesti di crescita scolastica in una fase storica in cui noi non abbiamo mai avuto tanto bisogno invece di accompagnare i nostri bambini, i nostri figli, di stare loro vicino, di esercitare una piena leadership pedagogica».

Secondo l’assessora regionale l’accorpamento non è privo di effetti: «Che non si dica che alla fine non cambierà niente perché non è vero - afferma netta -. Quello che oggi appare come un danno sostenibile, poiché per le famiglie non cambierà niente nelle abitudini visto che continueranno a portare i bambini in questa scuola, nasconde il fatto che si tolgono adulti di riferimento dalle scuole, si depaupera il piano dell’offerta formativa e questi due contesti ne sono un esempio evidentissimo. Il dramma è che a pagarne il prezzo alla fine sono i bambini». Poi l’accenno al calo demografico alla base delle fusioni: «In una regione come la nostra doveva rappresentare un’opportunità di fare più educazione, più vicinanza ai bambini, più sostegno alle famiglie - afferma - . Un’ ulteriore occasione persa con un progetto che non ha alcun tipo di lungimiranza, efficacia, visione di prospettiva, ma anzi si usa la calcolatrice e non la testa e il cuore. E questo dà il fiato corto, ce ne renderemo conto presto».

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