In un contesto sociale segnato costantemente dall’inverno demografico, arriva dal territorio un piccolo ma significativo raggio di sole. Nel primo semestre di quest’anno, il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Morgagni-Pierantoni ha registrato un segno positivo: 25 bambini nati in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Un dato che interrompe, almeno temporaneamente, un trend negativo che nel 2025 ha visto nascere complessivamente 650 bambini tra i due presidi dell’Unità operativa complessa di Forlì e Faenza, diretta dal dottor Luca Savelli. «Il calo delle nascite è un problema strutturale che si protrae da molti anni, con una flessione costante di circa il 5% di bambini in meno ogni anno - afferma il direttore Luca Savelli -. È un nodo economico, sociale e politico. Oggi il 49% delle donne che partorisce nei nostri presidi non è di origine italiana».
L’impatto della denatalità
Il calo demografico non cambia solo i numeri, ma trasforma radicalmente il lavoro all’interno degli ospedali.
L’età media per il primo figlio è salita a 32 anni e mezzo, un fattore che comporta un aumento fisiologico delle gravidanze a rischio. «Se da un lato l’attività di assistenza clinica al parto si abbassa per via della denatalità, dall’altro affrontiamo sempre di più le patologie cosiddette della terza età - spiega il primario-. Non solo, anche la scelta di come dare alla luce un bambino è cambiata: da due anni è stata allestita la vasca per il parto, una donna su cinque sceglie questa opzione»
Boom della Pma
L’orologio biologico, insomma, non sempre si allinea con le tappe della società odierna: «Spesso le coppie si rivolgono a noi perché la gravidanza non arriva nei tempi auspicati - aggiunge Savelli -. Rimandare il momento di avere un figlio è più consono a livello sociale, ma non lo è dal punto di vista biologico».
Per rispondere a questa esigenza, dal 2021 a Forlì è cresciuta esponenzialmente l’attività legata alla Procreazione medicalmente assistita (Pma): oggi la struttura accoglie circa 600 coppie all’anno, con ben 150 trattamenti intrauterini eseguiti a fronte dei soli 40 registrati nel 2021.
Cresce l’attività di ambulatorio
Parallelamente, l’attività ambulatoriale per esterni ha toccato quota 6mila prestazioni all’anno. Un volume imponente figlio della forte sinergia con il mondo accademico. «Questa crescita - sottolinea Savelli - è trainata dalla direzione universitaria, capace di coniugare perfettamente l’assistenza ai pazienti, la ricerca scientifica e l’insegnamento».
I fiori all’occhiello
L’Unità complessa si distingue anche sul fronte della ginecologia oncologica e chirurgica. Tra le eccellenze spiccano la diagnostica ecografica di secondo livello e il potenziamento dei trattamenti per l’endometriosi. Nel corso del 2025 sono stati eseguiti circa 65 interventi con l’ausilio della chirurgia robotica in campo oncologico.
«Siamo uno dei pochi ospedali a utilizzare questa tecnologia all’avanguardia - spiega con orgoglio il direttore -. Il robot, ad esempio, ci permette una precisione tale da non dover rimuovere tutti i linfonodi, ma solo il linfonodo sentinella, riducendo l’impatto dell’intervento sulle pazienti».
Il futuro
La rivoluzione del reparto toccherà l’apice nella primavera del 2027, quando l’Ostetricia e la Ginecologia si trasferiranno in spazi completamente nuovi e moderni. «La degenza ostetrica, che sarà dotata di ogni comfort, e le due nuove sale parto si sposteranno nella struttura di attualmente in costruzione - conclude il dottor Savelli -. La Ginecologia troverà spazio all’interno del padiglione Morgagni, mentre tutti gli ambulatori ginecologici rimarranno attivi al padiglione Vallisneri».