Forlì. Crisi del commercio: in centro storico si spegne anche la vetrina di Luisa Spagnoli

Forlì

Si è abbassata l’ennesima serranda di un negozio storico nel cuore di Forlì. Sono vuote le vetrine di Luisa Spagnoli in corso Garibaldi dove i saluti alle clienti sono affidati ad un cartello.

Il commercio di vicinato continua a perdere terreno e i dati elaborati da Confesercenti quantificano questa emorragia senza fine: i negozi in meno rispetto al 2019 a Forlì-Cesena sono 607. «I punti vendita calano, sistematicamente, anno dopo anno, nella misura mediamente del 2% all’anno – afferma Giancarlo Corzani, direttore di Confesercenti Forlì –. Il problema è non solo l’evidenza della difficoltà del settore: oltre alle chiusure non ci sono subentri. Non c’è appeal nel nostro settore a causa della redditività probabilmente nei confronti dei giovani. Si tratta di un settore in crisi dove la maggior parte dell’occupazione è femminile. Basti pensare che da noi il 25% dei titolari di impresa nel commercio sono donne. Ciò significa che una crisi nel settore del commercio va a colpire evidentemente anche l’occupazione femminile più che non altri settori».

La crisi del commercio tradizionale, ovviamente, disincentiva l’apertura di nuove attività. «Quello che emerge è una parte del problema – prosegue Corzani –. Ci sono anche realtà che sono aperte e non sono in redditività. Per questa ragione insistiamo per introdurre agevolazioni fiscali, contributi». In questo senso l’associazione di categoria ha presentato, a livello nazionale, un progetto di legge di iniziativa popolare che deve raggiungere cinquantamila firme per essere vagliato dal Parlamento. «I contenuti di questa legge – spiega Corzani – sono a tutela degli esercizi di vicinato con politiche fiscali dedicate, come la riduzione delle imposte e di contributi economici per le imprese. C’è una spia rossa che si è accesa in maniera preoccupante rispetto a questo settore, per cui l’attenzione e le proposte che facciamo sono il tentativo di tenere in vita un comparto che è in grande, grandissima difficoltà».

«Noi di Confcommercio sono almeno dieci anni che sottolineiamo l’impoverimento del tessuto economico, specialmente quello rappresentato dalle piccole e medie imprese – sottolinea Alberto Zattini, direttore di Ascom-Confcommercio Forlì –. Nel territorio forlivese sono andate chiuse più di 700 attività, persi più di tremila posti di lavoro. Per me oggi, come rappresentante di associazione di categoria, non è più notizia che un’attività chiuda, non è altro che ulteriore conferma delle difficoltà che stanno attraversando gli esercizi di vicinato e i centri storici».

Secondo il direttore di Ascom, le cause sono ormai note e non serve continuare a cercarle: «L’online ha raggiunto percentuali di vendite a doppia cifra, ed è un dato incontrovertibile in tutto il mondo. C’è una totale assenza di provvedimenti significativi a salvaguardia e a difesa delle attività commerciali e di vicinato». Zattini richiama poi il caso Electrolux, oggi al centro dell’attenzione di istituzioni e sindacati, per denunciare una disparità di trattamento: «Noi nel mondo del commercio e della piccola e media impresa di chiusure pari all’Electrolux ne abbiamo già avute tre nell’arco di poco tempo – afferma – e purtroppo le abbiamo vissute nella totale indifferenza delle istituzioni. Poco significativa è stata per la politica la chiusura quotidiana delle attività commerciali che ogni anno abbassano la saracinesca, spesso con drammi sociali e familiari. Non dimentichiamoci che dietro un’attività commerciale c’è un nucleo familiare, un gruppo di lavoratori».

Se in città la situazione è critica, nei comuni del comprensorio è drammatica. «Nel comune di Portico e San Benedetto ha chiuso l’ultimo negozio di alimentari, che non era solo un’attività commerciale ma un presidio del territorio, un punto di riferimento per gli anziani, un luogo di socialità. Ancora oggi denunciamo, con voce rauca, le difficoltà del commercio tradizionale, con la speranza che le istituzioni ne rendano conto e facciano quello che serve per salvare la rete distributiva».

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