Conclusi i lavori di restauro e consolidamento strutturale del santuario di Fornò. Con l’attestazione finale di chiusura dell’intervento, del costo di 750 mila euro finanziati con fondi del Pnrr, la straordinaria chiesa circolare, eretta a partire dal 1450 nella campagna fra Forlì e Forlimpopoli dal misterioso eremita Bianco da Durazzo, è stata visitata sabato dal vescovo Livio Corazza, accompagnato dal rettore don Mauro Ballestra e da tutto lo staff tecnico coinvolto nei lavori, progettati e diretti dall’architetto Andrea Filippi per la parte architettonica, dall’ingegnere Antonio Farolfi per quella strutturale e dall’architetto Rossella Tassinari per la sicurezza, con l’assistenza dell’ingegnere Laura Garavini.
Il problema di Santa Maria delle Grazie in Fornò, oltre che nella vetustà e nelle ferite mai rimarginate inferte dal secondo conflitto mondiale (che l’ha privato del supporto laterale costituito dal campanile e dalla canonica), sta nel poggiare su una base argillosa. «La non corretta regimazione delle acque - si legge nella relazione tecnica dell’arch. Filippi - ha creato una risposta differenziata del terreno, con abbassamenti non uniformi e lesioni disseminate soprattutto nella corona circolare che delimita l’ambulacro».
Si è pertanto provveduto a consolidare le fondazioni «mediante predisposizione di pali impostati ad una profondità di 8-10 metri lineari dall’attuale piano campagna», nel tentativo di risolvere la criticità più evidente e conosciuta del monumento: la forte umidità. A questo intervento prioritario ne è seguito un altro di tipo conservativo, reversibile, attuato nell’anello centrale attraverso cerchiature metalliche, con la successiva «rimozione degli intonaci ammalorati fino ad una altezza variabile di circa 130 centimetri, sostituiti da prodotti deumidificanti, al fine di garantire la traspirazione delle murature”.
Altro “step” fondamentale è stato il rifacimento delle pavimentazioni interne, smontate e numerate, fino alla «ricostruzione in anastilosi delle due strutture gradonate esterne quale accesso degli ingressi laterali». Come tutti i restauri che si rispettino, anche il santuario di Fornò ha restituito riscontri archeologici di assoluto rilievo. «A seguito dei lavori - precisa Filippi - nonostante una serie preventiva di sondaggi molto estesi ed approfonditi, sono venuti alla luce importanti elementi delle fasi più antiche del santuario, con il rinvenimento, lungo i muri perimetrali esterni, delle fondazioni dei vecchi portali d’accesso e della sagrestia». La scoperta più rilevante viene dagli scavi all’interno del presbiterio circolare, dove è stata rinvenuta, proprio al centro del vano, una serie articolata di strutture, «che documenta l’evoluzione di un piccolo sacello o di un altare presumibilmente del XV secolo, coevo al primo impianto del santuario». Il santuario di Fornò ritornerà fruibile al termine dei lavori residui, riguardanti l’illuminazione interna e l’altare, oltre alla sistemazione delle pavimentazioni esterne.