Forlì, compravendita da 2,2 milioni di euro: niente provvigione per l’agenzia

Forlì
  • 04 agosto 2026

Una visita al capannone non basta a blindare la provvigione, soprattutto se l’affare si sblocca a distanza di molti mesi e per vie del tutto autonome. Lo ha stabilito il Tribunale di Forlì, nella persona della giudice Giorgia Sartoni, respingendo con formula piena il ricorso miliardario presentato da una nota agenzia immobiliare bolognese contro due società del territorio, rispettivamente venditrice e acquirente di un imponente complesso immobiliare situato a Panighina di Bertinoro.

Al centro della disputa legale c’era una richiesta provvigionale. L’agenzia, infatti, pretendeva da ciascuna delle parti il 4% oltre Iva sul prezzo di vendita, pari a ben 88mila euro per parte (per un totale di oltre 170mila euro), sostenendo di essere stata l’artefice della compravendita da 2,2 milioni di euro perfezionata nell’agosto del 2022.

Il “no” del venditore

La vicenda inizia nell’ottobre del 2020, quando il proprietario del capannone affida un incarico non esclusivo all’agenzia per promuovere l’immobile. Nel marzo del 2021, i mediatori intercettano una società interessata e il legale rappresentante di quest’ultima compie due sopralluoghi, avanzando un’offerta verbale di circa 1,5 milioni di euro. La cifra, tuttavia, viene ritenuta decisamente troppo bassa dal venditore, che la respinge fermamente, intenzionato a non scendere sotto la richiesta originaria di 2,2 milioni. Da quel momento, i rapporti con l’agenzia si interrompono e i potenziali acquirenti dichiarano di non essere più interessati.

La vendita dopo 16 mesi

La sorpresa arriva nel febbraio del 2023, quando il titolare dell’agenzia scopre, tramite una visura, che il capannone è stato effettivamente venduto alla stessa società che aveva effettuato le visite due anni prima, e precisamente al prezzo originario di 2,2 milioni di euro. Ritenendosi scavalcata, l’agenzia ha trascinato le parti in tribunale. Davanti al giudice, le due società si sono difese con fermezza, sostenendo che l’affare era stato concluso in totale autonomia oltre un anno dopo. I compratori hanno spiegato che, notando nell’estate del 2022 come il cartello “Vendesi” fosse ancora affisso alla cancellata del capannone con il numero diretto della proprietà, avevano deciso di riallacciare i contatti direttamente con il venditore, avviando una trattativa completamente nuova e basata su mutate esigenze imprenditoriali e storiche.

La sentenza

Il Tribunale forlivese ha spazzato via le pretese dell’agenzia immobiliare, evidenziando un principio cardine del diritto commerciale: la semplice “messa in relazione” iniziale delle parti non fa scattare automaticamente il diritto alla provvigione se la prima fase delle trattative fallisce. In altre parole la domanda dell’agenzia immobiliare è stata rigettata e, a causa della totale infondatezza delle pretese, le spese processuali sono state poste a carico della stessa agenzia.

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