Forlì. Commercio: in sette anni perse 185 attività al dettaglio. Calano le botteghe e crescono i supermercati

Forlì
  • 01 agosto 2026

Meno negozi, più vetrine spente e consumi che si spostano verso le grandi superfici e l’e-commerce. In sette anni Forlì ha perso 185 attività al dettaglio e oggi conta oltre 500 vetrine chiuse di cui circa 180 nel centro storico. È il ritratto del commercio forlivese tracciato dal primo rapporto analitico di Confcommercio Forlì, che fotografa l’evoluzione del settore dal 2018 al 2025. L’indagine restituisce una fotografia dettagliata del cambiamento delle attività commerciali in ambito locale.

Cambiano i bisogni

«Quello del commercio è settore profondamente cambiato negli ultimi trent’anni – afferma il direttore Confcommercio Alberto Zattini – tuttavia ne rivendichiamo il ruolo fondamentale nell’economia del territorio forlivese». Mutati anche i bisogni dei consumatori: «Il focus si è spostato radicalmente dai beni ai servizi – spiega Zattini – e saper interpretare e soddisfare queste nuove richieste è oggetto di sfida necessaria per non uscire dal mercato. Con questo rapporto inizia un nuovo percorso – continua il direttore – e una modalità moderna di fare sindacato: si parte dalla valutazione del contesto, delle tendenze evolutive del mercato e dei consumatori. È una grande opportunità per gli associati».

Desertificazione urbana

Osservando i dati emerge un calo del numero di esercizi al dettaglio nel territorio comunale passati da 1.420 nel 2018 a 1.235 nel 2025 (-13%). Il fatturato e la quota di mercato si spostano prevalentemente verso poli commerciali periferici alimentando così il fenomeno della desertificazione commerciale: i censimenti locali e i rilievi di Confcommercio quantificano, come detto in apertura, oltre 500 vetrine inattive o chiuse sull’intero territorio comunale, di cui circa 180 concentrate nel centro storico. «La desertificazione è un problema che incide sul sociale – commenta Andrea Zocca, presidente Confcommercio Forlì – impattando in primo luogo sui soggetti più anziani i quali si trovano in mancanza di servizi accessibili, per questo crediamo che sia importante un’agenda urbana capace di valorizzare il ruolo del terziario di mercato nelle città, operando interventi destinati alla crescita imprenditoriale degli esercizi commerciali specializzati e delle imprese in prossimità».

Chi sale e chi scende

In positivo la stima di esercizi come supermercati e medie superfici (+1,9%) e discount alimentari (+11,1%), dati che segnalano un fenomeno di polarizzazione verso convenienza e prossimità organizzata. In aumento anche farmacie e parafarmacie (+5,2%), una crescita legata all’ampliamento dei servizi sanitari e alla cura della persona. Segno negativo per tutte le categorie, in particolare abbigliamento e calzature, in progressiva scomparsa di edicole e librerie indipendenti, il tutto a causa dello spostamento degli acquisti verso grandi superfici e canali online (e-commerce).

L’occupazione tiene

Tuttavia, nonostante la chiusura del 13% dei punti vendita il tasso di occupazione non ha subito un calo drastico (si stima una percentuale in negativo del solo 1,6%) in quanto gli addetti si sono ridistribuiti nelle medie superfici e nelle catene nazionali. «Come associazione siamo impegnati nella battaglia contro il dumping contrattuale – afferma Zocca – per salvaguardare la legalità e garantire lavoro di qualità in un contesto di pluralismo distributivo, cifra distintiva della nostra politica associativa. Cerchiamo, inoltre, di contrastare attivamente fenomeni di abusivismo e contraffazione creando un mercato in cui tutti rispettano le stesse regole, in modo tale da difendere chi investe e chi lavora».

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