Forlì, cittadini di Villafranca preoccupati dallo stato del fiume

Le immagini del fiume Montone, dal Ponte della ferrovia fino a Pontevico, restituiscono un quadro inequivocabile di abbandono e degrado. Giovedì sera, davanti a una platea di circa 250 persone, i cittadini promotori dell’incontro sulla sicurezza idrogeologica del territorio, hanno proiettato riprese dall’alto del fiume che scorre a ridosso degli abitati di San Martino Villafranca e Villafranca, documentando una situazione che desta seria preoccupazione. Le immagini mostrano argini erosi e golene franate, in alcuni tratti cedute direttamente nel corso d’acqua trascinandosi dietro alberi di grandi dimensioni. Suscita particolare allarme lo stato dell’area golenale di San Tomè: il materiale accumulato rischia di ostruire il deflusso dell’acqua, deviandola lateralmente o addirittura in direzione opposta, verso Porta Schiavonia. La situazione non migliora proseguendo lungo il corso del fiume. L’acqua ha scavato profonde sacche vorticose, le golene sono sommerse dalla vegetazione incolta e in numerosi punti si registra un accumulo di legname tale da essere visibile a occhio nudo. Depositi che possono formare vere e proprie dighe naturali, con conseguenze ben note: l’innalzamento del livello idrico e un rischio concreto di rottura degli argini. Non è più rassicurante la situazione dei canali di bonifica: «Durante le piogge intense del 26 marzo scorso – spiega Patrizia Cimatti illustrando le foto – il sistema idrico secondario non ha retto a cinque-sei ore di pioggia e l’acqua ha allagato due abitazioni». «Le immagini che abbiamo visto sono impressionanti – ha commentato il sindaco, Gian Luca Zattini presente all’incontro assieme all’assessore Giuseppe Petetta –. Prima di tutto perché chi è vecchio come me ha visto l’evoluzione del come sono stati trattati i fiumi negli ultimi 60 anni. Non esistono più le golene, sono belle foreste ma non sono più un fiume». Poi il riferimento alla vocazione del territorio da tutelare: «Villafranca – ha aggiunto Zattini – è dal punto di vista agronomico la più bella terra per la frutticoltura d’Italia se non d’Europa. Non si può quindi mettere a repentaglio un mondo lavorativo: gli operatori agricoli garantiscono centinaia di posti di lavoro. Quindi, prima di pensare alla tracimazione controllata, bisogna pulire il fiume, vedere se alcuni aspetti sono mitigabili in questa maniera e poi pensare ad altro. Credo che non sia più procrastinabile un ragionamento con gli organi competenti – ha concluso –. Se tutti metteremo attenzione su questo aspetto il risultato ci sarà. Noi ci attiveremo a tutti i livelli come abbiamo sempre fatto».

Nella seconda parte della serata, Alessandra Bucchi, avvocata e presidente del Comitato vittime del fango, ha poi spiegato quali possono essere gli strumento normativi a disposizione dei cittadini per tutelarsi. Ha poi risposto alle numerose domande dei cittadini esasperati dal costante terrore che, ogni volta che il cielo minaccia pioggia, l’acqua possa invadere le proprie case. La serata si è chiusa con la prospettiva di far sentire la propria voce attraverso un Comitato. «Come associazione culturale La Civica Forlì Cambia ci stiamo muovendo per organizzare a breve un incontro con le associazioni di categoria, con l’obiettivo di fare un focus sul tema e dare voce alle preoccupazioni degli agricoltori – sottolinea la presidente, Paola Casara –. In questa zona, infatti, l’agricoltura è da sempre un vanto non solo a livello regionale, in particolare per la produzione della frutta. Un patrimonio prezioso che va tutelato».

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