Un territorio che regge sul piano numerico grazie all’attrattività migratoria, ma che al contempo affronta una profonda trasformazione interna, caratterizzata dal progressivo calo delle nascite e da un marcato invecchiamento della popolazione. È questo il quadro dettagliato emerso dall’ultima analisi strutturale di lungo periodo (2000-2025) realizzata dall’Osservatorio economico e sociale della Camera di commercio della Romagna, condotta sui dati Istat per fare il punto sulle dinamiche demografiche della provincia di Forlì-Cesena e delineare le prospettive da qui al 2045.
Forlì-Cesena, in 25 anni stranieri cresciuti del 373% ma l’invecchiamento accelera ancora
Crescita
Al 31 dicembre 2025, secondo i dati provvisori forniti dal report, la provincia conta 394.337 residenti, segnando un incremento del 10,6% rispetto all’anno 2000. Nello stesso arco temporale, la densità demografica è passata da 150 a 166 abitanti per chilometro quadrato. Guardando alle due anime della provincia, il Comprensorio di Cesena si conferma il più popoloso, accogliendo il 52,9% degli abitanti totali (208.624 residenti) e registrando una crescita del 13,0% dal 2000. Il Comprensorio di Forlì rappresenta invece il 47,1% della popolazione provinciale, con un incremento dell’8,1% nel venticinquennio. Negli ultimi cinque anni (2020-2025), tuttavia, la curva demografica di entrambi i contesti ha mostrato una sostanziale stabilità (+0,4% a livello provinciale).
A sostenere la tenuta del bacino provinciale non è stato il saldo naturale, bensì il flusso migratorio e il contributo delle comunità straniere. Tra il 2000 e il 2025, la popolazione straniera è aumentata del 373%, arrivando a quota 45.874 residenti e passando dal 2,7% all’11,6% del totale, un valore superiore alla media nazionale (9,4%). L’attrattività migratoria netta si è mantenuta elevata e costante nel tempo (tasso dell’8,2 per mille nel 2025, in linea con l’8,5 del 2000). Si rileva inoltre un’inversione geografica nei flussi: se nel 2000 il Cesenate risultava più attrattivo, nel 2025 è il Forlivese a registrare l’indice di attrattività maggiore (10,1 contro 6,5) e a concentrare la maggioranza dei residenti con cittadinanza non italiana (52,2%).
Il deficit naturale
L’analisi mette a nudo una forbice sempre più ampia tra nascite e decessi. Nel periodo in esame, il tasso di natalità è sceso da 8,4 a 5,5 nati vivi per mille abitanti, mentre quello di mortalità si attesta all’11,2 per mille (in calo rispetto al picco di 12,4 toccato nel 2020 durante l’emergenza sanitaria).
Il tasso di crescita naturale della provincia risulta così ampiamente negativo (-5,7 per mille), presentando un deficit superiore sia alla media dell’Emilia-Romagna (-5,2) sia a quella nazionale (-5,0). Tra i due comprensori si nota una mortalità più elevata a Forlì (11,7 per mille), fattore correlato a una presenza storicamente maggiore di popolazione anziana (26,3% di over 64 nel 2025) e a un indice di vecchiaia pari a 228,3 (rispetto al 225,5 provinciale).
Parallelamente, la speranza di vita alla nascita ha compiuto un salto in avanti significativo, salendo dagli 80,6 anni del 2000 agli 84,6 anni previsti per il 2025. L’età media provinciale ha raggiunto i 47,6 anni, contro una quota di over 64 che tocca il 25,8% e una fascia giovanile (0-14 anni) ridotta all’11,5%.
Le proiezioni al 2045
Guardando al futuro, lo scenario mediano elaborato dall’Istat prospetta per Forlì-Cesena una tenuta della popolazione residente, in controtendenza rispetto al calo calcolato per l’Italia (-4,6% al 2045) e in sintonia con la tendenza regionale (+1,7%). La popolazione provinciale sfiorerà i 397.107 abitanti attorno al 2035, per poi assestarsi sui 395.725 nel 2045. La vera sfida risiederà però nell’equilibrio tra le generazioni. Entro il 2045: l’età media della provincia raggiungerà i 50,3 anni; la quota di ultrasessantaquatrenni salirà fino al 33,5% della popolazione. La fascia in età potenzialmente attiva (15-64 anni) scenderà dal 62,7% al 56,2%. La quota di bambini e ragazzi tra 0 e 14 anni flletterà al 10,3%. L’indice di vecchiaia è destinato a impennarsi fino a quota 326,5 (rispetto al 317,7 regionale), mentre l’indice di dipendenza strutturale (il rapporto tra la popolazione non attiva e quella in età da lavoro) si attesterà a 77,9 nel 2045. Trattandosi di una dinamica in cui il saldo naturale rimarrà strutturalmente in campo negativo (-6,6 per mille nel 2045), l’apporto migratorio estero ed interno si conferma l’unico fattore in grado di garantire l’equilibrio della popolazione provinciale nei prossimi decenni.