Vendeva il sogno di una “casa nuova chiavi in mano”, promuovendo la propria attività sui social network con annunci accattivanti di vendita e locazione. Ma dietro quella facciata di mediatore immobiliare, secondo la Procura di Forlì, si nascondeva uno schema fraudolento sistematico fatto di timbri contraffatti, firme false e acconti rilevanti incassati per compravendite mai concluse.
Ieri l’udienza predibattimentale davanti al giudice Andrea Priore per il 63enne accusatodi esercizio abusivo di una professione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, truffa aggravata e falso materiale. Il magistrato, infatti, ha disposto il rinvio a giudizio per l’imputato, difeso dall’avvocato Matteo Monari, e ha ammesso la costituzione di quattro parti civili, assistite dall’avvocato Paolo Farneti e Antonio Giacomini. Le famiglie raggirate sarebbero 10 e alcune di queste dovranno aspettare ancora un po’ perchè il procedimento a carico dell’uomo è ancora in fase di indagine. Il processo vero e proprio si aprirà il prossimo 11 dicembre 2026 davanti alla giudice Camilla Peraldo Neja, udienza in cui prenderanno il via il dibattimento e le attività istruttorie.
L’intero procedimento giudiziaria affonda le radici in una complessa attività investigativa condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza del Comando di Forlì-Cesena. Secondo le Fiamme Gialle, l’uomo avrebbe operato abusivamente tra febbraio 2021 e aprile 2026, senza alcuna iscrizione alla Camera di Commercio e senza essere legato ad alcuna agenzia immobiliare regolare. Per convincere i potenziali clienti a versare cospicui acconti, il finto professionista avrebbe utilizzato la contraffazione digitale di timbri appartenenti a ditte del tutto ignare e apposto firme false di ingegneri e tecnici inesistenti sui capitolati d’opera.
I guai per il 63enne non si limitano però alle sole presunte truffe ai danni dei privati. L’esame dei documenti sequestrati dai finanzieri ha portato alla luce un profilo da “evasore totale”. Gli accertamenti fiscali hanno permesso di ricostruire una base imponibile sottratta a tassazione ai fini delle imposte dirette per oltre 300mila euro, a cui si aggiunge un’Iva evasa calcolata in circa 70mila euro.
Infine, l’ultimo tassello investigativo ha svelato che l’uomo avrebbe percepito indebitamente l’indennità di disoccupazione (Naspi) per un ammontare di circa 20mila euro, somma che è già stata sottoposta a sequestro preventivo su disposizione dell’autorità giudiziaria.