Oltre alle manette, la perdita dell’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica. È una doppia scure quella che si abbatte su un pregiudicato italiano, già noto alle forze dell’ordine, arrestato in flagranza dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Forlì. L’uomo aveva trasformato la casa popolare assegnatagli in una vera e propria base criminale e, proprio lì, gli agenti hanno scoperto un arsenale di armi bianche, ingente materiale per il confezionamento della droga e i ferri del mestiere. Ma se le manette e il fascicolo penale rappresentano l’ovvia conseguenza giudiziaria per i suoi traffici illeciti, i guai peggiori per l’uomo potrebbero arrivare proprio sul fronte abitativo, dove la tolleranza delle istituzioni è pari a zero. La natura, la quantità e l’estrema pericolosità del materiale sequestrato nell’appartamento hanno spinto il questore di Forlì ad attivare una procedura immediata di segnalazione agli enti gestori. La normativa della Regione Emilia-Romagna, infatti, non lascia spazio a interpretazioni: chi utilizza un alloggio pubblico per svolgere attività criminali va incontro alla decadenza immediata del titolo di assegnazione. In altre parole, il pregiudicato perde il diritto alla casa nel momento stesso in cui ha deciso di trasformarla in un deposito di armi e stupefacenti. Sulla vicenda è intervenuto con fermezza l’assessore alla Sicurezza, Luca Bartolini: «Ci attiveremo per affrontare il caso specifico non appena avremo dalla Questura tutti gli elementi necessari per l’attivazione delle procedure previste dalla legge che portano alla decadenza del titolo di assegnazione dell’alloggio. Al di là del caso specifico, Comune e Acer si riuniscono periodicamente per esaminare situazioni analoghe, caso per caso, e in diversi occasioni si è già proceduto alla revoca dell’assegnazione e al conseguente sfratto». Il giro di vite e la stretta del Comune è arrivata anche con il progetto “Case Sicure”, specialmente nell’ultimo anno. La Polizia locale e le forze dell’ordine setacciano costantemente i complessi Acer per stanare illegalità e abusivismo. Solo due mesi fa, l’ultimo sfratto per motivi analoghi. «Ci riuniamo periodicamente con il comando della Polizia locale, l’assessora Angelica Sansavini e Acer - conclude Bartolini –. Questo tipo di riunioni prima non avvenivano. È un metodo di lavoro che abbiamo attivato io e il nuovo presidente di Acer, Emanuele Ciani, da quando si è insediato un anno fa, proprio a luglio».
Forlì. Casa popolare come base dello spaccio, il Comune avvia la pratica per lo sfratto