Pagati cinque o sei euro netti all’ora – meno della metà di quanto previsto dai contratti nazionali – ammassati su furgoni fatiscenti per andare a spaccarsi la schiena nei campi e minacciati se solo provavano a protestare o a parlare con le forze dell’ordine. Un consolidato sistema di caporalato e sfruttamento della manodopera nel settore agricolo è stato smantellato a Forlì dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia locale. La mattina del 25 giugno, i militari hanno arrestato un imprenditore di 28 anni, di origini pakistane e titolare di una ditta individuale, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Forlì su richiesta della locale Procura.
L’operazione è il risultato di una complessa e meticolosa attività investigativa, condotta dai Carabinieri in stretta collaborazione con l’Ispettorato Nazionale del Lavoro di Forlì e con l’Inail
Furgoni sovraffollati e paghe da fame
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 28enne aveva organizzato un vero e proprio network del lavoro nero. Reclutava braccianti stranieri e li impiegava in maniera sistematica nelle campagne delle province di Forlì-Cesena e Ravenna. I furgoni partivano all’alba da punti di raccolta prestabiliti nel territorio forlivese: i veicoli, spesso intestati a terze persone, viaggiavano in condizioni di pericoloso sovraffollamento.
I dati emersi dagli accertamenti della Sezione Operativa delineano uno scenario di sfruttamento estremo. La manodopera veniva pagata circa 6 euro netti all’ora, che in molti casi scendevano addirittura a 5, con un taglio del 50% rispetto ai minimi contrattuali. Dai compensi, già miseri, venivano persino decurtate le pause. L’imprenditore ometteva sistematicamente le maggiorazioni per gli straordinari, i turni festivi e la domenica, senza riconoscere le ore di viaggio e violando ogni norma su riposi, ferie, salute e sicurezza.
Ricatti e minacce nei centri di accoglienza
L’indagine ha svelato come l’arrestato sfruttasse a proprio vantaggio il disperato stato di bisogno dei braccianti. Si trattava per lo più di persone in condizioni di estrema vulnerabilità: molti erano richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di accoglienza della zona, arrivati in Italia attraverso le rotte migratorie, con una scarsissima conoscenza della lingua italiana e nessuna alternativa occupazionale per sopravvivere.
Un sistema che andava avanti anche grazie al terrore. Nel corso degli accertamenti, i Carabinieri hanno raccolto prove schiaccianti su minacce e intimidazioni messe in atto dal 28enne contro i lavoratori. L’obiettivo era chiaro: spaventarli per evitare che collaborassero con gli organi ispettivi e impedire che emergesse la verità sulla gestione della ditta.
Dopo la notifica del provvedimento e le procedure di identificazione in caserma, il giovane imprenditore è stato trasferito alla casa circondariale di Forlì, dove si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.