FORLI’. “La domanda è come faranno a non farci vincere”. L’applauso dell’Aula del consiglio comunale di Forlì “scalda” le parole del sindaco Gian Luca Zattini, che dopodomani giovedì 26 febbraio, porterà a Roma il dossier per la candidatura della città a Capitale italiana della cultura nel 2028, assieme a Cesena. E a tutta la Romagna perché come “per le Olimpiadi appena concluse, un modello che ora verrà replicato, si tratta di una candidatura diffusa”. Il dossier viene illustrato dal presidente del Comitato scientifico Gianfranco Brunelli, che ha percorso centinaia di chilometri e fatto migliaia di incontri, mostrando grande capacità di convincimento, lo elogia il primo cittadino. E che, come sottolinea lo stesso Brunelli terminata l’illustrazione, la considera “una grande sfida che abbiamo posto noi stessi, da affrontare anche se non si vince”. Non si pone però il problema Zattini, per un lavoro “straordinario e sostenibile”. Per il quale “ci siamo affascinati tutti”, con “suggestioni che hanno coinvolto l’intera Romagna”. E “non rinnegheremo mai la volontà di lavorare assieme”, prosegue, perché “il lascito più bello è che i territori si sono parlati. Tra forlivese e cesenate c’è sempre stato afflato, ma così non è. Non ci sono mai stati rapporti strutturali e fecondi tra i territori”. Però “la Romagna come proprio tinello è una forza e un problema, e con questo lavoro abbiamo cercato di interpretare un sentire che coinvolge dal mare alla montagna. E Brunelli ha trovato il filo”. Con un Comitato che ha tenuto al bando le guerre fratricide. L’obiettivo minimo di entrare nei primi 10 è stato centrato, ora si attende l’audizione di giovedì e l’annuncio del vincitore di fine marzo.
“Giovedì scenderemo a Roma, con un pullman congiunto e 20-30 sindaci, sarà emozionante vedere le fasce tricolori in sala Spadolini al ministero della Cultura”. Intanto il sindaco di Bourges, in Francia, Capitale europea della cultura nel 2028 già gemellata con Forlì, Yann Galut, ha inviato un video di sostegno per mettere in campo da capitali nello stesso anno un “lavoro comune congiunto con un interscambio costante”. E “ha un grande valore”, evidenzia Zattini. Di certo, continua, “buona parte del dossier si farà indipendentemente dal risultato” e per farlo è stato individuato un partnerariato diffuso di persone e imprese. È “un Piano strategico per il nostro territorio, un lascito importante per le generazioni future”. E poi “ci siamo divertiti, abbiamo parlato e ci siamo scontrati, ragionando a più mani, con il telefono sempre acceso”. Zattini ringrazia la Regione, il presidente Michele de Pascale, che ha anche “disincentivato” altre città per sostenere Forlì e Cesena, e l’assessore Gessica Allegni, “sono stati i primi a dirci di andare avanti”. E a chi “non ha lavorato per un buon esito” e alle critiche replica che “ci candidiamo proprio per superare le tante criticità che abbiamo, è un veicolo di crescita per la città che ne esce più forte e coesa”. Per il vicesindaco Vincenzo Bongiorno, la candidatura ha “un respiro alto oltre i singoli campanili” e “vedere Forlì nell’elenco dei dieci finalisti ha rappresentato di per sé un motivo di grande gioia, perché la città mai prima d’ora era stata proiettata verso un traguardo di carattere nazionale così prestigioso”.
Alle spalle, dà qualche numero, ci sono oltre un anno di lavoro e una cinquantina di Comuni; quattro plenarie pubbliche con più di quattrocento partecipanti che hanno creato “mappe collettive di parole, luoghi, aspirazioni”; 16 laboratori tematici con gruppi ristretti di 20 persone; 260 sessioni di co-progettazione bilaterale che hanno coinvolto Istituzioni, università, scuole, Fondazioni, imprese creative e associazioni. Insomma, conclude, “un importante lavoro di squadra, che ci proietta verso l’audizione di giovedì e un’auspicata vittoria che deve essere l’obiettivo di tutti. Non comprenderlo sarebbe segnale di grave miopia. La collaborazione di ciascuno è infatti ancora più imprtante in questa fase, fino a quando a fine marzo sapremo l’esito della candidatura”.