Cinquantasette cani entrati, cinquantasette usciti. Il primo semestre di quest’anno del canile comprensoriale forlivese si chiude con un bilancio numericamente in perfetto equilibrio. Dietro alle cifre si nasconde, tuttavia, una fotografia più articolata del rapporto tra cittadini e il miglior amico dell’uomo per antonomasia. Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2026, la struttura ha registrato 57 ingressi complessivi. La voce più consistente è quella della cattura di animali muniti di microchip (21 casi), seguita dalle rinunce di proprietà (11 casi). Tra gli altri dati, si contano poi 10 abbandoni di cani senza microchip, 4 cani entrati in canile poiché i proprietari vivono una condizione di disagio, 3 catture di animali senza microchip.
Sul fronte opposto, le 57 uscite vedono al primo posto la riconsegna dell’animale al proprietario, con 26 casi, seguita a breve distanza dalle adozioni, che raggiungono quota 25. I dati di quest’anno confermano, dunque, ormai un trend consolidato da anni: le rinunce di proprietà sono i nuovi abbandoni, almeno agli occhi dei cani. «Solo questa settimana abbiamo ricevuto quattro richieste di ingresso in canile per altrettanti cani - afferma l’assessore Giuseppe Petetta -. Le 11 rinunce di proprietà registrate in sei mesi sono un dato che ci deve far riflettere. Non è una scelta che condanniamo, ma è un campanello d’allarme su quanto l’adozione o l’acquisto di un cane vadano ponderati fin dal primo momento».
È fondamentale, dunque, valutare attentamente le necessità e l’impegno legati alla scelta di aprire la porta di casa ad un amico a quattro zampe e scegliere un cane con caratteristiche compatibili a quelle della famiglia. Troppo spesso, infatti, ci si lascia influenzare dalle mode del momento legate alle razze senza valutarne caratteristiche e motivazioni. «Chi decide di adottare o acquistare un cane deve sapere che si tratta di un impegno che dura anni, non di una decisione da prendere sull’onda dell’entusiasmo - sottolinea l’assessore -. Le rinunce di proprietà, con il distacco dalla famiglia che lo ha accolto, generano in primis stress per l’animale, che va rispettato come essere senziente. Ma c’è anche un altro aspetto che spesso si dimentica: quando un cane entra in canile, quella scelta non ricade più solo sulla famiglia che lo ha lasciato, ma sull’intera collettività, che se ne fa carico in termini di gestione, di risorse e di responsabilità condivisa».
Nonostante le criticità legate alle rinunce, i numeri confermano anche che sono tanti i cittadini che cercano il proprio amico a quattro zampe tra quelli senza famiglia che attendono nella struttura comprensoriale di via Bassetta. «Il dato delle adozioni conferma che Forlì e il suo comprensorio sono un territorio di amanti degli animali - conclude Petetta -. Venticinque adozioni in sei mesi, insieme alle ventisei riconsegne ai legittimi proprietari, dimostrano una comunità che si prende cura dei propri animali e che risponde con generosità quando un cane ha bisogno di una nuova famiglia».