“La crisi della Bipres storica azienda metalmeccanica della Valle del Montone, con stabilimenti a Rocca San Casciano e Portico di Romagna, si avvia verso l’epilogo più amaro: decine di lavoratrici e lavoratori senza certezze, famiglie lasciate senza reddito e un territorio ancora una volta impoverito”. In una nota la Fiom Cgil non nasconde il suo sconforto per una situazione che “è precipitata con la liquidazione giudiziale. Oggi le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Rocca San Casciano restano sospesi, senza salario e senza contributi, mentre una parte dei dipendenti di Portico di Romagna continua a lavorare con orario ridotto, in una condizione di incertezza pesantissima. Per la Fiom, questa vicenda non è una fatalità. È il risultato di scelte precise, compiute nel corso degli anni da chi ha avuto la responsabilità della gestione aziendale. Le responsabilità del collasso di una delle realtà industriali più importanti della Valle del Montone hanno nomi e cognomi: Riccardo Ragazzini, Terenzio Servetti e Romano Monti”.
Forlì, Bipres in liquidazione, venerdì incontro in Regione per la cassa integrazione ai lavoratori di Portico
Venerdì 29 maggio incontro in Regione
Per domani venerdì 29 maggio è stato convocato il tavolo regionale per affrontare la possibilità di concedere la cassa integrazione per cessazione di attività, almeno per le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Portico di Romagna. Ora sarà responsabilità della curatrice attivare tutti i passaggi necessari per richiedere l’autorizzazione e garantire almeno una tutela minima a chi, dopo anni di lavoro, rischia di ritrovarsi senza stipendio, senza contributi e senza prospettiva.
“Resta però una ferita enorme - continuano i sindacati - in precedenza è stata negata la possibilità di estendere questa misura a tutti i dipendenti, compresi quelli dello stabilimento di Rocca San Casciano. Una scelta che, se confermata, produrrebbe una divisione inaccettabile tra lavoratori della stessa azienda e della stessa crisi. La Fiom continuerà a sostenere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della Bipres, senza distinzioni tra stabilimenti, chiedendo che nessuno venga abbandonato e che le responsabilità di questa crisi non vengano scaricate, ancora una volta, sulle spalle di chi ha lavorato per anni dentro quelle fabbriche”.