FORLì. Allegni: «Capitale della Cultura 2028, unione storica che valorizza la Romagna»

Forlì

A dodici mesi dall’ingresso nella giunta regionale guidata da Michele De Pascale, è tempo di bilanci per la bertinorese Gessica Allegni. Un anno intenso, segnato da sfide cruciali e da un impegno costante nel tradurre le linee programmatiche in azioni concrete per il territorio.

Un anno in Regione. Quali sono le tre cose più importanti che ha fatto?

«Prima di tutto informarmi, conoscere il territorio. Sono stata in 70 comuni, in alcuni casi anche più di una volta, per oltre 200 appuntamenti. L’Emilia-Romagna è molto estesa, è una regione complessa con tante realtà che meritano di essere valorizzate. Poi ci sono le risorse stanziate per le deleghe che mi competono, tra cui la Cultura. Penso ai 30 milioni di euro per gli spettacoli dal vivo, nella sola provincia di Forlì-Cesena sono stati finanziati 15 progetti per circa 900mila euro e tra questi c’è anche “Cara Forlì”, la manifestazione dedicata al liscio. Altri 3,5 milioni di euro sono stati destinati alla promozione culturale (400mila euro a Forlì-Cesena per 25 progettualità). E ancora l’aumento dei fondi per la Memoria del ’900, per il cinema, per i locali di musica dal vivo (a beneficiarne è anche il Vidia a Cesena), per i parchi, per la promozione della pace e per contrastare la violenza di genere (750mila euro per il supporto psicologico alle donne vittime di violenza e ai loro figli) più 321mila euro per progetti educativi dedicati ai più giovani. E’ stato un anno intenso in cui si sono poste le basi per il lavoro futuro. L’obiettivo è arrivare a una legge regionale quadro della Cultura. A breve inizierà un percorso partecipativo per creare una norma che risponda effettivamente ai nuovi bisogni delle realtà culturali regionali».

Forlì-Cesena capitale italiana della Cultura 2028: l’attesa è molto alta, quali sono i punti di forza?

«La speranza di arrivare all’obiettivo c’è, il primo step è il prossimo 20 gennaio quando sapremo se Forlì e Cesena saranno tra le 10 città in lizza. Sicuramente il valore aggiunto è la collaborazione storica tra i due capoluoghi, ma soprattutto il fatto che si tratta di una candidatura che promuove un intero territorio che mette insieme 50 Comuni romagnoli. E’ una candidatura di “capitale diffusa”, in cui la Regione ha creduto sin dall’inizio. Non solo, i vari “sentieri di bellezza” tengono conto di diversi aspetti, dal parco del ’900 che si integra perfettamente con il lavoro che stiamo facendo come Regione all’ampliamento di festival come il Rockin’ 1000 e Cara Forlì. E’ chiaro che una volta superato il primo step, il dossier dovrà essere reso pubblico per un maggior coinvolgimento di tutti».

Quanto pesa la cultura romagnola in Regione?

«Indicativamente un terzo del totale. Si contano 74 sedi teatrali su 218 totali, di cui 28 solo a Forlì-Cesena come il Bonci e il Centro Diego Fabbri, due esempi di eccellenza. Il primo è inserito in Ert (teatro nazionale), il secondo è riconosciuto a livello internazionale per i progetti portati avanti che riguardano l’accessibilità culturale. In Romagna c’è il miglior rapporto di numero di abitanti per sede teatrale, ovvero ogni 13-15mila abitanti c’è un teatro. A ciò si devono aggiungere i siti Unesco di Ravenna e Cesena, il parco delle Foreste Casentinesi e la cultura legata al cibo e alla figura di Pellegrino Artusi. Insomma, c’è un sistema di grande valore e un patrimonio culturale immenso».

Ci sono novità per quanto riguarda la candidatura del liscio a patrimonio Unesco?

«Il lavoro è complesso, siamo un po’ in ritardo rispetto a quanto avevamo stimato, ma già dai primi mesi del 2026 istituiremo il tavolo che coinvolgerà le scuole di musica e i centri di documentazione, oltre a dei professionisti per creare una proposta appetibile. Ci metteremo, quindi, all’opera per la produzione del dossier che verosimilmente presenteremo nel 2028. L’idea, comunque, rimane quella di una candidatura transnazionale, proprio per avere maggiori possibilità».

Nel 2026 ci sono finanziamenti regionali in vista per la provincia di Forlì-Cesena?

«Sì. Oltre a quelli già citati ci sono i 500mila euro per i 1.500 anni della morte di Teodorico. A beneficiarne saràanche il comune di Galeata per il completamento dei lavori alla Villa di Teodorico. Si aggiungono i 50mila euro a Modigliana per il bicentenario della nascita del pittore Silvestro Lega e i 400mila euro per palazzo Oir a Cesena, che verrà restaurato per fare spazio ai dipinti della Pinacoteca. Infine, si aprirà il bando del valore di 500mila euro per il potenziamento dei sentieri turistici nei parchi».

Per guanto riguarda la violenza contro le donne e le parità di genere, quanto ancora c’è da fare nel nostro territorio?

«Prima di tutto è opportuno che a livello nazionale ci si doti di una legge sull’educazione affettiva. Come Regione facciamo e faremo la nostra parte: non a caso abbiamo stanziato 1,3 milioni di euro in aggiunta ai fondi statali per rafforzare il reddito di libertà, continueremo a presentare bandi per promuovere la cultura della parità e l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne, abbiamo sostenuto la certificazione di genere per cui abbiamo messo a disposizione 1 milione di euro per 100 domande pervenute. In Emilia-Romagna l’occupazione femminile è al 65%, un buon risultato rispetto alla media nazionale ma molto distante da quella europea. Bisognerebbe intervenire sulle cosiddette dimissioni volontarie, per le quali servono politiche nazionali che non si vedono nell’ultima Finanziaria. Il Consiglio regionale, invece, ha promosso una proposta di legge al riguardo che arriverà alle Camere».

Per questo 2026, in generale, quali sono le sfide che Forlì-Cesena dovrà saper cogliere e affrontare?

«Sicuramente il completamento della ricostruzione post alluvione, quindi la realizzazione degli interventi previsti e delle vasche di laminazione per dare risposte alle comunità ancora fortemente segnate. In questo senso la Provincia sta facendo un buon lavoro. Poi c’è la questione aeroporto di Forlì: con l’azzeramento delle tasse per gli scali minori fortemente voluta dal presidente Michele De Pascale, il “Ridolfi” potrebbe attrarre nuove compagnie e pensare anche a nuove rotte. La Regione ha preso una posizione forte, ora bisogna vedere se il sistema è in grado di reagire. Infine, molti Comuni sono chiamati a dotarsi del Pug, mi auguro che questo possa essere l’anno delle pianificazioni congiunte, che guardino in prospettiva rispetto al prima e dopo alluvione e al cambiamento climatico. Auspico che si possa fare quanto accaduto per la candidatura di Forlì-Cesena a capitale della Cultura».

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