Forlì, alberi tagliati nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi: la Procura chiede l’assoluzione degli imputati

Forlì

Si avvia verso la chiusura il processo sulla presunta gestione illecita del legname nel Parco delle Foreste Casentinesi. Al termine di una lunga e complessa istruttoria, la Procura di Forlì ha chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. Una richiesta formulata ieri nelle aule del Tribunale di Forlì che , di fatto, va a smontare l’impianto accusatorio costruito attorno a un presunto sistema di “deviazione” dei proventi del demanio forestale tra il 2017 e il 2019. Nel corso della requisitoria, il pm Andrea Marchini ha sollecitato «l’assoluzione per mancanza di prova idonea e sufficiente» per i realti di peculato e falso, mentre è stata richiesta «l’assoluzione perchè il fatto non sussiste» per quanto riguarda l’accusa di truffa.

L’inchiesta

L’inchiesta, nata dalle segnalazioni dei carabinieri forestali, ipotizzava un accordo tra chi doveva eseguire i lavori e chi avrebbe dovuto controllarli. Il bando regionale prevedeva che le ditte incaricate mettessero in sicurezza il bosco dagli incendi, lasciando a terra il materiale triturato per fertilizzare il suolo e accatastare il “legno buono” per la rivendita da parte del Demanio. Secondo l’accusa, però, gli alberi messi da parte sarebbero stati molti meno del previsto, mentre il legname di scarto (il cippato), anziché restare sul posto, sarebbe stato dirottato per produrre profitti extra. Le indagini si erano avvalse anche di intercettazioni ambientali che sembravano suggerire strategie per eludere i controlli.

Gli imputati

Dopo i proscioglimenti già avvenuti in sede preliminare per otto figure coinvolte, il dibattimento davanti al collegio, presieduto da Monica Galassi, ha continuato a riguardare quattro persone fisiche e una società: Mauro Neri, presidente di Confcooperative Romagna e legale rappresentante della cooperativa CTA di Premilcuore; Gian Luca Ravaioli, all’epoca direttore dei lavori per l’Unione dei Comuni; Maurizio Pretolani direttore tecnico della CTA; Nicola Scoccimarro progettista e direttore dei lavori e, infine, la stessa cooperativa agricola CTA. Una vicenda intricata che ha visto anche la Regione (il bando per lo stanziamento dei fondi era regionale ndr) costituirsi parte civile.

Verso la sentenza

La stessa Procura ha ritenuto che gli elementi raccolti, dal via vai di mezzi pesanti registrato dai forestali alle intercettazioni, non abbiano raggiunto la soglia della certezza necessaria per una condanna. La parola passa ora alle difese degli imputati e, infine, al collegio giudicante per la sentenza che metterà la parola fine a una vicenda intricata.

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