Forlì. Alberi tagliati e “sottratti” nel Parco delle Foreste Casentinsi, tutti assolti perchè il fatto non sussiste

Assolti perchè il fatto non sussiste. La sentenza, emessa ieri dal collegio giudicante presieduto da Monica Galassi, ha scritto la parola fine ad una vicenda intricata che ha visto coinvolti Mauro Neri, presidente di Confcooperative Romagna e legale rappresentante della cooperativa Cta di Premilcuore; Gian Luca Ravaioli, all’epoca direttore dei lavori per l’Unione dei Comuni; Maurizio Pretolani direttore tecnico della Cta; Nicola Scoccimarro progettista e direttore dei lavori e, infine, la stessa cooperativa agricola Cta. L’impianto accusatorio era stato costruito attorno a un presunto sistema di “deviazione” dei proventi del Demanio forestale nel periodo tra il 2017 e il 2019.

Le indagini

L’inchiesta, nata dalle segnalazioni dei carabinieri forestali, ipotizzava un accordo tra chi doveva eseguire i lavori all’interno del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi e chi avrebbe dovuto controllarli. Il bando regionale (la Regione all’interno del procedimento si è costituita parte civile, ndr) prevedeva che le ditte incaricate mettessero in sicurezza il bosco dagli incendi, lasciando a terra il materiale triturato per fertilizzare il suolo e accatastare il “legno buono” per la rivendita da parte del Demanio. Secondo l’accusa, però, gli alberi messi da parte sarebbero stati molti meno del previsto, mentre il legname di scarto (il cippato), anziché restare sul posto, sarebbe stato dirottato per produrre profitti extra. Le indagini si erano avvalse anche di intercettazioni ambientali che sembravano suggerire strategie per eludere i controlli.

La richiesta del pm

In buona sostanza il dispositivo di ieri è andato in qualche modo a confermare la richiesta avanzata nel corso della requisitoria, avvenuta un mese fa, dal pm Andrea Marchini che nella fattispecie aveva spinto per l’assoluzione per mancanza di prova idonea e sufficiente per i reati di peculato e falso, mentre era stata chiesta l’assoluzione perchè il fatto non sussiste per quanto riguarda l’accusa di truffa.

La sentenza

Dopo i proscioglimenti già avvenuti in sede preliminare per otto figure coinvolte, il dibattimento davanti al collegio ha continuato a riguardare quattro persone fisiche e una società. Per tutti e cinque gli imputati (difesi da Carlo Nannini, Giovanni Majo, Roberto Brancaleoni del foro di Rimini e Francesco Cardile), la piena assoluzione ha scritto la parola fine a un lungo e complesso procedimento penale a loro carico che li ha costretti a presentarsi in aula.

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