Forlì, al mare mentre doveva assistere la mamma malata: licenziata ma il giudice la reintegra

Forlì
  • 02 febbraio 2026

Era stata licenziata perché era andata qualche ora al mare, nonostante avesse ottenuto dall’azienda il congedo straordinario per assistere la madre malata. Secondo i giudici del Tribunale di Forlì, però, quelle “gite” rappresentavano un momento di respiro che non costituisce una violazione dei doveri di assistenza. La donna, un’operaia quarantenne, è stata reintegrata e ha ottenuto un risarcimento di 31.000 euro per le mensilità perdute.

La vicenda ha inizio nell’estate del 2023. La donna, impiegata come carrellista a tempo indeterminato, ottiene il congedo straordinario (previsto dalla Legge 104) per accudire la madre, affetta da demenza senile e in condizioni di salute aggravate. L’azienda, tuttavia, decide di vederci chiaro e incarica un’agenzia investigativa di seguirne i movimenti. Dalle relazioni degli investigatori emerge che la quarantenne, in tre diverse occasioni, si era recata per alcune ore in uno stabilimento balneare di Cesenatico per incontrare il compagno. Tanto è bastato all’azienda per far scattare il licenziamento per giusta causa il 13 ottobre 2023, accusando la lavoratrice di aver utilizzato il tempo del congedo per scopi personali anziché per l’assistenza.

L’operaia, assistita dai suoi legali, non si è arresa e ha impugnato il provvedimento. Durante il processo, la giudice Agnese Cicchetti ha analizzato non solo le ore trascorse al mare, ma l’intero quadro della vita quotidiana della donna. Paradossalmente, sono state le stesse note degli investigatori aziendali a “tradire” la tesi del datore di lavoro: nei rapporti si leggeva infatti che la donna accompagnava costantemente la madre dal medico, in farmacia e a fare la spesa, accudendola quotidianamente nel giardino di casa.

Fondamentali sono state le deposizioni di fratelli e vicini di casa, che hanno descritto una dedizione assoluta. «Mia sorella assiste mia mamma in tutte le cure, si dà il cambio con mio fratello», ha dichiarato la sorella in aula.

Nella sentenza, il Tribunale ha chiarito un punto cruciale del diritto del lavoro: l’assistenza non deve essere intesa come una “reclusione” h24. La giudice ha stabilito che la donna si era recata al mare solo per «recuperare un po’ di energie» e «tirare il fiato», lasciando la madre in sicurezza con il fratello.

«Nel tempo in cui la figlia si trovava presso l’abitazione svolgeva attività di assistenza direttamente percepibili dall’esterno», si legge nel dispositivo, confermando che il benessere del caregiver è funzionale alla qualità dell’assistenza prestata

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