Quello che doveva essere il passo decisivo verso la stabilizzazione si sta trasformando, per molti, in un vicolo cieco. Al centro del caso c’è la scuola “Matteucci” di Forlì, sede d’esame per il Concorso Pnrr 3, la procedura straordinaria legata al Ddl 29 del 2025 che punta a immettere in ruolo 70mila docenti entro giugno 2026.
I numeri emersi nelle ultime ore dalle prove di una specifica classe di concorso sono impietosi: su trenta candidati esaminati, solo due sono risultati idonei. Una percentuale di bocciature che appare anomala, soprattutto considerando il profilo dei partecipanti. Il paradosso risiede nel curriculum dei candidati. Molti dei docenti respinti alla “Matteucci” non sono esordienti, ma precari storici che hanno già superato le selezioni dei precedenti bandi Pnrr1 e Pnrr 2. Si tratta di personale già valutato positivamente dallo Stato in passato, con anni di servizio alle spalle, che oggi si ritrova improvvisamente “non idoneo”.
Le testimonianze raccolte tra i corridoi dell’istituto forlivese delineano un quadro di forte confusione metodologica. Secondo i concorrenti, la Commissione avrebbe ignorato i pilastri della prova orale: tra l’altro, invece di valutare la capacità di esposizione didattica sulla traccia estratta, i commissari avrebbero orientato il colloquio su tematiche trasversali o differenti, spiazzando i docenti. «Ci siamo preparati su una struttura precisa, costruita secondo le linee guida ministeriali – spiegano alcuni docenti amareggiati – ma siamo stati interrogati su argomenti diversi, senza poter sviluppare il lavoro predisposto».
Il concorso Pnrr 3 rappresenta l’ultima colonna del piano di reclutamento per abbattere il precariato storico. Tuttavia, la mancanza di uniformità nei criteri di valutazione rischia di inficiare l’intera procedura. I candidati chiedono maggiore trasparenza sui criteri di valutazione adottati e sulle modalità con cui vengono condotte le prove orali.
Tuttavia, tra i partecipanti si fa strada l’ipotesi di una richiesta formale di accesso agli atti per verificare nel dettaglio le valutazioni assegnate e le modalità con cui le prove sono state condotte. Il caso di Forlì rischia così di diventare uno dei primi nodi critici emersi nell’attuazione del concorso Pnrr 3, una procedura che avrebbe l’obiettivo di stabilizzare migliaia di docenti precari ma che, secondo alcuni candidati, necessita di maggiore uniformità e trasparenza nelle modalità di esame.