Forlì, aeroporto “Ridolfi”: una storia che dura da 90 anni

Forlì

La nascita dell’aeroporto di Forlì ha una data precisa: 19 settembre 1936. Il regime fascista è all’apice del consenso e la cosiddetta “Città del Duce” può finalmente esibire un’aerostazione degna di tale nome. Nasce il “Luigi Ridolfi”, dal nome dello sfortunato pilota rimasto vittima, il 2 agosto 1919 a Verona, di un tragico incidente aereo insieme al giornalista forlivese Tullo Morgagni, cui è dedicato lo stadio.

Terra d’aviatori

Nel libro di Cesare Sangiorgi e Sauro Tassinari “Tutti i colori del cielo”, si documenta che Forlì è terra d’aviatori: «In città le tradizioni aeronautiche hanno radici antiche, tanto da trovare primo alimento negli esperimenti pionieristici dell’Ottocento, quando i forlivesi assistettero a numerosi lanci dei palloni aerostatici e delle mongolfiere».

All’inaugurazione del nuovo campo d’aviazione, il più grande aeroporto militare italiano del tempo, all’avanguardia per attrezzatura e strutture, intervennero il Capo del Governo Benito Mussolini e il Duca d’Aosta in rappresentanza della casa regnante. Il “Cittadone” si ritrovò dotato di un sevizio di prim’ordine.

I problemi

Le pratiche per la realizzazione erano partite tre anni prima. Il primo scoglio da superare era stata la logistica: tra mille resistenze della popolazione e persino di alcuni autorevoli esponenti del Fascismo, si optò per l’area attuale fra Forlì e Forlimpopoli, all’epoca intensamente coltivata. In totale, l’aeroporto si estende su ben 120 ettari di superficie: solo la pista era lunga 2.560 metri e larga 45. Per liberare un fronte così vasto furono demolite una decina di case coloniche, colmati fossati, spianati terreni e deviato un paio di canali di scolo. Grazie all’imponente dotazione (hangar, officine, caserme, mensa, centrale elettrica, uffici, viali di collegamento e, in seguito, anche una palazzina di comando) e alla presenza del 30° Stormo dell’aeronautica Militare, il “Ridolfi” si presentava come una cittadella dell’aviazione. L’intera Forlì si affermerà di lì a poco come una città del volo: nel 1937 terminarono ufficialmente i lavori, su progetto di Cesare Valle, per la costruzione del Collegio Aeronautico, in piazzale della Vittoria. Il nuovo edificio dette corpo alla spiccata vocazione aeronautica di Forlì e del suo territorio, che poteva contare anche su infrastrutture del calibro delle Industrie “Caproni” di Predappio. Senza dimenticare il ruolo del “Gruppo Aviatori Forlivese”, sorto negli anni Venti e trasformatosi poi in “Aereo Club” e nel 1935 in Reale Unione Nazionale Aeronautica.

La guerra

Nel corso della seconda guerra mondiale, proprio per la funzione militare e per il fatto che il 9 settembre 1943 era divenuto base della Lutwaffe tedesca, l’aeroporto Ridolfi subì danni devastanti. A cominciare dall’attacco alleato del 7 marzo 1944, che, a detta delle cronache dell’epoca, generò nella pista buchi talmente grandi che vi si poteva nascondere un camion. Al termine del conflitto, lo scalo divenne base militare degli alleati. La rinascita vide come primo protagonista proprio l’“Aereo Club”, ricostituito allo scopo di “esercitare il turismo aereo, gli sport aeronautici e l’attività didattica, promuovendo e incoraggiando ogni altra forma di attività nel campo dell’aviazione civile». Per ritornare a vedere un aereo decollare da Forlì, bisognerà attendere il luglio 1950. Al Ridolfi furono avviate anche iniziative di carattere nazionale, come gli avioraduni. Fra gli anni ’50 e ’60, lo scalo cominciò a mutare pelle, aprendosi all’aviazione civile.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui