Forlì, accorpamenti scolastici: il provveditore parla in commissione consiliare

Forlì
  • 27 febbraio 2026

«L’accorpamento dei due istituti comprensivi di Forlì è stato valutato come un intervento a basso impatto, poiché non comporta lo smembramento di scuole, né la soppressione di plessi e consente di costituire un istituto comprensivo con una popolazione scolastica in linea con quelle degli altri istituti cittadini, mantenendo inalterate verticalità tra i diversi ordini di scuola». È questo uno dei passaggi centrali con cui il provveditore, Giuseppe Foti, ha spiegato l’iter che ha portato alla scelta di accorpare l’istituto comprensivo 9 “Beatrice Portinari” con il 4 intitolato ad “Annalena Tonelli”. Una scelta, presa dal provveditore a cui sono state concesse poche ore dal commissario Bruno Di Palma. «Ho deciso io perché chiaramente Di Palma non poteva sapere quali erano le operazioni possibili sul tavolo – spiega Foti –. In 24 ore ho dovuto fare una valutazione che sostanzialmente qualcun altro non ha fatto in tre anni» (riferendosi alla Regione, ndr). Il provvedimento sarebbe stato frutto di una scelta pratica: «È stato necessario individuare le operazioni da attuare nella provincia di Forlì-Cesena, al fine di ridurre il numero di autonomie da 55 a 52 – ha dettagliato Foti –. Le prime due operazioni, la creazione dell’Istituto comprensivo Valle del Bidente (frutto della fusione tra l’istituto comprensivo di Civitella a quello di Galeata, ndr) e la fusione dei circoli didattici di Cesenatico, sono state supportate dalla delibera già adottata dagli enti locali nel 2023. Per definire la terza operazione, sono stati invece esaminati diversi scenari, alla luce dei criteri presentati durante la riunione del 22 gennaio. Volendo evitare accorpamenti di istituti già molto numerosi o situati in aree con caratteristiche geografiche tali da rendere onerosi gli spostamenti – prosegue – le opzioni praticabili per individuare la terza operazione di dimensionamento si concentravano necessariamente sui due Comuni capoluogo». In concreto sono state esaminate tre alternative: una riorganizzazione complessiva della rete scolastica di Cesena con la creazione di uno o più istituti comprensivi; una redistribuzione in due istituzioni dei plessi di tre istituti comprensivi di Forlì oppure l’accorpamento dei due istituti comprensivi meno numerosi sempre della città di Forlì. È stata scelta quest’ultima ipotesi. Secondo quanto spiegato dal provveditore, una riorganizzazione estesa del sistema cesenate avrebbe infatti coinvolto aree di primo grado, ciascuna con una media di 854 alunni. «Un’operazione di tale portata – ha detto – avrebbe inevitabilmente generato una rilevante redistribuzione del personale docente tra i nuovi istituti, con il rischio di modificare in modo significativo la composizione dei team docenti delle classi». Anche la seconda ipotesi è stata accantonata in ragione degli effetti organizzativi più incisivi. «La confluenza dei plessi di tre istituti in due nuove istituzioni avrebbe richiesto un riassetto profondo degli organici e delle segreterie e la ridefinizione dei bacini d’utenza. Alla luce di tali considerazioni, si è ritenuto non opportuno procedere con soluzioni altamente impattanti, in assenza di una programmazione condivisa e preventiva, optando per un intervento ritenuto mirato e proporzionato». Foti ha infine inquadrato il tema in un contesto più ampio: «negli ultimi quattro anni, il Comune di Forlì ha registrato una riduzione di circa 350 alunni nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. A ciò si aggiungono i significativi cambiamenti del tessuto urbano, anche in conseguenza delle alluvioni del 2023 e del 2024, che hanno prodotto spostamenti interni e una parziale sostituzione della popolazione residente. Elementi hanno inciso sulle scelte delle famiglie, che sempre più spesso orientano le iscrizioni verso scuole non necessariamente prossime alla residenza, generando flussi non omogenei tra istituti comprensivi e determinando criticità nella programmazione dei servizi scolastici e territoriali. Una volta completata la riduzione delle autonomie previste a livello nazionale, ritengo necessario avviare un confronto partecipato con tutte le componenti istituzionali e scolastiche, per verificare la funzionalità dell’assetto attuale e valutare possibili riorganizzazioni della rete più aderenti all’evoluzione demografica e territoriale del Comune. A tal fine, potrà essere costituito un tavolo tecnico congiunto dedicato all’analisi dei flussi di iscrizione e degli indicatori di accessibilità, con l’obiettivo di definire, entro un cronoprogramma condiviso, scenari di riassetto che garantiscano equità di accesso, continuità didattica e sostenibilità dei servizi». Numerosi i consiglieri comunali intervenuti, con domande che hanno animato il dibattito. Un antipasto di quello che si preannuncia un consiglio comunale infuocato, in cui la partita politica sull’accorpamento è destinata a riaprirsi.

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