Si chiude con tre condanne il capitolo giudiziario legato ai violenti fatti dello scorso giugno. Il gip Massimo De Paoli ha inflitto una pena di 5, 4 e 1 anno e 11 mesi di reclusione per i tre imputati coinvolti a vario titolo in un “sodalizio criminale”, culminando nel tentato omicidio avvenuto il 5 giugno 2025 tra viale Bolognesi e via Decio Raggi. Quello che inizialmente sembrava una lite tra conoscenti si è rivelato un brutale regolamento di conti per motivi di droga. La pm Susanna Leonarduzzi e le difese, rappresentata tra gli altri dagli avvocati Daniele Mezzacapo, Sofia Gabellini e Andrea Strocchi, hanno concordato il rito speciale del patteggiamento.
L’episodio
I fatti risalgono a una serata di giugno, quando su una panchina in un’area pubblica nei pressi del Liceo Scientifico, un gruppo di tre persone è passato dalle parole ai fatti. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri di San Martino in Strada, la discussione per debiti di droga è degenerata: uno degli aggressori ha sferrato un fendente all’addome della vittima. L’uomo, trasportato d’urgenza al Morgagni-Pierantoni dal 118, è riuscito miracolosamente a schivare i colpi successivi, evitando il peggio. Dopo l’aggressione, i responsabili erano stati rintracciati dagli uomini dell’Arma e posti ai domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.
La sentenza
Al centro della vicenda uno dei tre imputati che è stato indicato come capo della banda, sebbene non sia stato l’esecutore materiale del fendente. A lui la pena maggiore: 5 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento del danno da quantificare in sede civile. Insomma, la sua posizione è stata considerata la più grave, in quanto sull’imputato pendevano anche le accuse di spaccio, tentata estorsione, evasione dal regime degli arresti domiciliari, favoreggiamento della prostituzione e agevolazione all’uso di stupefacenti. I complici, invece, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni di reclusione, da scontare in regime di arresti domiciliari, e a 1 anno e 11 mesi, con il beneficio della pena sospesa.
Gli avvocati
Per il capobanda, che attualmente è detenuto nel carcere di Rimini, gli avvocati Mezzacapo e Gabellini non escludono di avanzare più avanti la richiesta per il loro assistito a prendere parte ad alcuni programmi per il reinserimento sociale. «Sin da subito abbiamo optato per il rito speciale del patteggiamento, alla luce dei capi di imputazione che pendevano sull’imputato - concludono i due legali -. Siamo soddisfatti per la sentenza di oggi (ieri ndr)».