Forlì, 38 anni fa l’assassinio del senatore Ruffilli, ucciso dalle Brigate Rosse. De Pascale: “La sua eredità continua”

Forlì
  • 16 aprile 2026

Sono passati 38 anni dall’assassinio del senatore forlivese Roberto Ruffilli, ucciso il 16 aprile 1988 dalle Brigate Rosse. L’omaggio al senatore forlivese è arrivato dal presidente della regione Michele de Pascale: “Sono passati 38 anni da quando Roberto Ruffilli fu assassinato nella sua casa di Forlì da un commando terroristico delle Brigate Rosse, in uno dei momenti più difficili della storia della nostra Repubblica. Ruffilli dedicò il proprio impegno allo studio delle istituzioni e al rafforzamento della democrazia, convinto che partecipazione, responsabilità e dialogo fossero le basi di una convivenza civile più solida. La sua eredità continua a vivere nel lavoro della Fondazione che porta il suo nome e nella memoria che Forlì e l’Emilia-Romagna rinnovano ogni anno. Ricordarlo significa ribadire con chiarezza il rifiuto della violenza politica e confermare l’impegno quotidiano a difesa dei valori democratici su cui si fonda la nostra Repubblica”.

Un brutale omicidio

Come riportano gli archivi della memoria del Ministero della Cultura, Roberto Ruffilli - docente universitario e senatore della Repubblica per il partito della Democrazia cristiana - era appena rientrato nella sua casa forlivese da un convegno, quando due individui suonarono alla sua porta con la scusa di recapitargli un pacco postale. Entrati nell’abitazione, lo fecero inginocchiare e lo uccisero brutalmente con alcuni colpi alla testa.

L’attentato venne rivendicato dalle Brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente (BR-PCC), la stessa sigla già comparsa negli assassini di Ezio Tarantelli e di Lando Conti, a Firenze, e che - nel 1999 e nel 2002 - rivendicherà gli omicidi dei professori D’Antona e Biagi. Stando alla rivendicazione, Roberto Ruffilli era stato colpito perché «ideatore» del progetto politico di «ridefinizione/riadeguamento complessivo di tutte le funzioni ed istituzioni dello Stato ai nuovi termini di sviluppo dell’imperialismo», ovvero come «uomo chiave» che negli ultimi anni aveva saputo «concretamente ricucire, attraverso forzature e mediazioni, tutto l’arco delle forze politiche [...] comprese le opposizioni istituzionali».

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