Forlì, nuovo anno pastorale: il decalogo del vescovo

Forlì

E’ stata la celebrazione liturgica di lunedì scorso in San Mercuriale, presieduta dal vescovo Livio Corazza, il momento d’avvio del nuovo anno pastorale della Diocesi di Forlì-Bertinoro. Davanti ad una folta assemblea, il vescovo ha presentato gli orientamenti del percorso 2026-2027, improntato sul tema “Ripartiamo dal sì di Maria”. L’incontro si è aperto con l’intervento dell’artista Franco Vignazia, che ha illustrato l’immagine dell’Annunciazione, tratta dal ciclo pittorico della chiesa di San Giovanni Battista in Coriano. Monsignor Corazza ha poi precisato che la storia della salvezza cristiana parte proprio dal sì di Maria all’annuncio recatogli dall’arcangelo Gabriele, quel “Eccomi” conseguente all’ascolto, da cui scaturisce la volontà di mettersi in cammino: «Quelle tre parole sono il modello per la nostra chiesa, che ascolta, decide e agisce».

Il nuovo percorso pastorale è sintesi e sviluppo dei tre incontri di formazione tenutisi le scorse settimane alla chiesa di Coriano, a partire da don Luigi Girardi, docente ordinario dell’Istituto di Liturgia Pastorale di Santa Giustina a Padova, che ha parlato di “Dall’Eucaristia alla comunità. Il dono di poter celebrare”, per continuare con don Michele Roselli, responsabile dell’Ufficio catechistico regionale di Piemonte e Valle d’Aosta, intervenuto sul tema “Per altre vie... Dio, la fede e le nuove generazioni”, il rapporto tra la fede e le nuove generazioni. L’ultima serata, con don Roberto Laurita ha delineato i consigli pastorali come “luoghi di reciproco ascolto per l’esercizio del discernimento”, riprendendo un’espressione di papa Leone XIV.

Nel corso della celebrazione in San Mercuriale, il vescovo ha ribadito alcune delle priorità emerse dal cammino sinodale e dalle visite pastorali, traducendole in un decalogo di impegni concreti per le parrocchie. Spiccano la partecipazione alla messa domenicale, con la riscoperta graduale del valore dell’Eucaristia, curando maggiormente le celebrazioni, e la tematica della trasmissione della fede, che non può limitarsi ai bambini e ai ragazzi, ma deve coinvolgere anche adulti e famiglie: «La messa e il catechismo devono essere espressione di una vita comunitaria vera e fraterna. È questo che attrae». Particolare attenzione è stata data alla Cresima, che non deve diventare il sacramento dell’addio alla comunità. Corazza ha dunque invitato a valorizzare i consigli pastorali e a superare l’abitudine di delegare ad altri la responsabilità della comunità.

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