Forl, l’ex obitorio rinasce come laboratorio di paleopatologia

Forlì
  • 29 ottobre 2026

L’ex obitorio dell’ospedale cambia vita: dopo sei anni di incontri, lavori fatti in sinergia con la Sovrintendenza e 750mila euro investiti dal Comune, diventa il nuovo laboratorio di paleopatologia dell’Università di Bologna. «Che cos’ha in comune una pagnotta romana di duemila anni fa, una mummia trovata nelle zone al di sopra di Modena e le reliquie di San Mercuriale, patrono della nostra città? – ha incalzato Massimo Fiori, urologo tra i referenti del progetto –. Tutte quante sono unite dal fatto che sono state studiate, dal nostro gruppo, attraverso quelle che sono le nuove tecnologie che abbiamo a disposizione. Strumenti che normalmente utilizziamo per la cura, la diagnosi dei nostri pazienti che sono state usate per studiare persone invece vissute centinaia di anni fa».

Alleati degli studiosi forlivesi sono strumenti di uso quotidiano della medicina, come la Tac usata per la valutazione dei reperti antichi oppure il tavolo anatomico virtuale e le apparecchiature tecniche che hanno dato agli studiosi la possibilità di spogliare, benda per benda, gli strati della pelle di mummie senza essere invasivi. Nel 2020 nasce, dunque, l’idea di realizzare il laboratorio di paleopatologia all’interno dell’ex obitorio dell’ospedale di Forlì per un importo complessivo di 750mila euro di cui 600mila euro finanziati con mutuo e i restanti 150mila coperti con fondi propri dell’amministrazione comunale. I lavori, partiti a fine 2023 e conclusasi ad aprile 2025, hanno riguardato il completo restauro e risanamento conservativo dell’edificio, un tempo ex camera mortuaria dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, ormai in disuso da molti anni. «È il primo laboratorio all’interno di una struttura sanitaria e questo è un elemento estremamente innovativo perché rende pronta la collaborazione con professionisti che lavorano con la persona, con competenze che sono di interesse anche per gli studi paleopatologici – ragiona Gianandrea Pasquinelli, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università degli Studi di Bologna, nonché direttore del laboratorio di paleopatologia –. Il gruppo di ricerca che insiste sul laboratorio della paleopatologia ha fatto degli studi bellissimi su San Mercuriale, collocandolo storicamente in maniera antecedente rispetto alle precedenti testimonianze storiche. Si è potuto verificare l’altezza, l’età presunta, le eventuali patologie. È stata fatta un’ipotesi concreta che potesse avere delle origini dell’Armenia e questa è una novità. Quindi, come vedete, il laboratorio valorizza anche il patrimonio storico cittadino». «Ci tenevo ad essere presente oggi non solo per il ruolo della Soprintendenza come tutela monumentale di un bene, e l’ospedale di Forlì ha un valore inestimabile dal punto di vista storico – ha affermato la Soprintendente, Federica Gonzato –. Credo che questo connubio, quindi di tradizione e innovazione, sia un’importantissima base sulla quale noi stiamo costruendo il futuro di questa città». Soddisfazione è stata espressa anche dal primo cittadino: «Oggi parte una bella avventura per la città di Forlì – ha detto il sindaco, Gian Luca Zattini – . La volontà di lavorare con i nostri studenti offre loro un’opportunità di entrare in un mondo così bello e complesso, perché la paleopatologia è una facoltà di aiuto anche per la medicina attuale».

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