Electrolux, allarme condiviso: «Così Forlì rischia la chiusura»

Forlì
  • 11 settembre 2026

Nessun passo in avanti, anzi il rischio concreto e drammatico di essere tornati direttamente al punto di partenza. È l’amaro bilancio emerso al termine dell’incontro istituzionale tenutosi ieri mattina nella sede del Comune di Forlì, convocato dalla Regione Emilia-Romagna. Al tavolo hanno preso parte l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia, il sindaco forlivese Gian Luca Zattini, l’assessore comunale alle Politiche occupazionali Kevin Bravi, unitamente alle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Fim, Fiom, Uilm) e alle rappresentanze della Rsu. Al centro del confronto c’è la vertenza Electrolux, un vertice cruciale dal quale è scaturita una valutazione unanime e preoccupata: la multinazionale svedese non ha prodotto quel cambio di passo radicale del piano industriale a cui si era impegnata nei tavoli tecnici del 3 e 4 settembre al Mimit.

I numeri complessivi a livello nazionale delineano un quadro pesante per l’intero settore: 1.450 esuberi totali (a fronte di una lieve limatura rispetto ai 1.719 iniziali che non cambia la sostanza della crisi), la chiusura confermata del sito marchigiano di Cerreto d’Esi (Ancona) e il mancato rinnovo di 135 contratti a termine in scadenza, che si sommano ai 91 già cessati senza proroga. Contestualmente, tra aprile e agosto, l’organico a tempo indeterminato del gruppo in Italia è già progressivamente sceso da 4.279 a 4.200 unità.

Per lo stabilimento di Forlì, situato in viale Bologna, la scure dell’azienda conferma un esubero di 297 lavoratori, suddivisi tra 214 operai di produzione e 83 addetti allo staff. In base al piano, il personale di linea passerebbe dagli attuali 584 a soli 370 addetti entro il 2028, con un crollo verticale della produzione complessiva di forni e piani cottura che passerebbe da 1,58 milioni a 1,187 milioni di pezzi all’anno (con la produzione dei piani cottura più che dimezzata, da 452mila a 207mila pezzi). Paradossalmente, a fronte del drastico taglio di personale e volumi, l’azienda intende imporre un aumento dei ritmi e delle cadenze sulle linee di montaggio. «Con questi numeri non è in discussione solo l’occupazione: Forlì rischia di non reggere più i propri costi fissi e di essere accompagnata verso una progressiva e inevitabile chiusura», denunciano congiuntamente le sigle sindacali.

Particolarmente dura la posizione espressa dalle istituzioni territoriali. Per l’assessore regionale Paglia «non accetteremo mai una dismissible a piccoli passi che impoverisce il territorio; serve una soluzione politica del Governo». Gli fanno eco il sindaco Zattini e l’assessore Bravi: «Dopo cinque mesi di incontri siamo messi peggio di prima. L’indifferenza della proprietà la fa da padrone ed è chiaro che così non si può andare avanti». Sul versante politico, la consigliera regionale del Pd Valentina Ancarani ha presentato un’interrogazione urgente alla Giunta per sollecitare tutele occupazionali, continuità produttiva e adeguati ammortizzatori sociali, invitando l’esecutivo nazionale ad accelerare sui nodi strategici come il costo dell’energia e la revisione del Cbam. La mobilitazione dei lavoratori continua intanto con determinazione: per il prossimo 15 settembre è stato proclamato lo sciopero generale di bacino con presidio davanti ai cancelli di Cerreto d’Esi.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui