Finito l’amore per via di un tradimento da parte del genero, ne era seguita una battaglia legale su soldi che una parte ha cercato di giustificare come regali e l’altra come prestito. Una vicenda che si muove sull’asse tra Forlì e Imola dove vivono le parti in causa e che ha visto nei giorni scorsi il giudice Mazzino Barbensi pronunciarsi accogliendo parzialmente l’opposizione di un uomo contro un decreto ingiuntivo da quasi 20mila euro chiesto dall’ex suocero, riconoscendo che parte del denaro ricevuto durante il matrimonio era stata una donazione e non un anticipo da restituire.
Dopo il tradimento scontro sui soldi tra suocero e genero sull’asse tra Forlì e Imola
La querelle
La vicenda nasce dalla separazione giudiziale tra l’opponente e la figlia dell’opposto: poco prima dell’avvio della causa di separazione, il suocero aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per 19.939 euro, sostenendo di aver versato all’ex genero, nel corso degli anni, poco meno di 13mila euro per estinguere il finanziamento di un’automobile e 7mila euro per pagargli un corso universitario, qualificando entrambe le somme come prestiti mai restituiti. A sostegno della richiesta aveva prodotto i pagamenti diretti ai creditori e una serie di messaggi WhatsApp scambiati con il genero.
Lo scontro sui messaggi
Il nodo centrale della causa è stato proprio il valore giuridico di quei messaggi. Il giudice ha escluso che si trattasse di una vera e propria confessione, perché il genero non vi riconosceva esplicitamente l’esistenza di un prestito, ma vi assumeva comunque un impegno a restituire le somme («appena potrò te li restituirò», «appena vendo un negozio ti restituisco tutto»). Questo tipo di dichiarazione, ha chiarito il Tribunale, configura giuridicamente una “promessa di pagamento”: in base all’articolo 1988 del Codice civile, una promessa di questo tipo fa presumere automaticamente l’esistenza del rapporto di debito sottostante, scaricando sull’opponente l’onere di dimostrare il contrario, ossia che si trattasse in realtà di una donazione.
La decisione
Su questo terreno la decisione del giudice si è divisa in due. Per i 12.931 euro dell’automobile, la presunzione di prestito è stata ritenuta superata: dalle testimonianze è emerso che la vettura era a uso familiare, utilizzata anche dalla ex moglie dell’opponente per le proprie commissioni; la stessa donna, in un messaggio al padre, aveva indicato come somma da restituire solo circa 8mila euro (riferibili al corso di studi), escludendo esplicitamente l’importo dell’auto (”quelli erano per te”); inoltre erano trascorsi oltre sette anni dal pagamento senza alcuna richiesta di restituzione. La combinazione di questi elementi ha convinto il giudice che si trattasse di una donazione indiretta in favore della famiglia.
Diverso l’esito per i 7mila euro versati per il corso universitario: qui gli indizi raccolti non sono bastati a vincere la presunzione di prestito. Lo stesso messaggio della ex moglie quantificava infatti la somma da restituire; il tempo trascorso dai pagamenti (terminati nel 2017) era inoltre più breve e compatibile con una semplice moratoria concessa dal suocero, la cui decisione di chiedere indietro i soldi è maturata solo dopo aver scoperto l’infedeltà del genero. Anche le testimonianze raccolte dall’opponente, tra cui quella della propria madre, sono state giudicate troppo generiche per smentire la natura di prestito di questa specifica somma.
Il verdetto
Il Tribunale ha quindi revocato il decreto ingiuntivo originario, ma ha condannato l’opponente a restituire all’ex suocero i 7mila euro, oltre interessi, respingendo la richiesta di pagamento per la parte residua.