Si terranno martedì alle 9.30, nella chiesa di Santa Maria Assunta in Carpena, i funerali di Marcello Scarpellini, morto sabato scorso all’ospedale Morgagni Pierantoni all’età di 84 anni. Il maresciallo, sottufficiale in congedo dell’Esercito, è stato l’ultimo residente dell’ex Distretto militare, meglio conosciuto come Monastero di Santa Maria della Ripa. Con i suoi 23.600 metri quadrati di superficie, di cui 9.000 coperti, si tratta della più grande area dismessa del centro storico di Forlì.
«Questi edifici – ha dichiarato nel 2020 nel corso di un’intervista al Corriere Romagna, indicando il fronte di 9 abitazioni di 64 metri quadri ciascuna che si affacciano su via Giovine Italia – fino al 1997 hanno ospitato altrettanti militari in carriera con le rispettive famiglie. Alla chiusura del Distretto se ne andarono tutti, fuorché il sottoscritto».
Di fatto Scarpellini ha vissuto nell’ex monastero per ben 52 anni ininterrotti. Ai primi di gennaio del 2021 risale l’amara scoperta di una fenditura nel muro del corridoio interno, che prima era appena percettibile. L’ex militare chiama un tecnico, che di lì a poco esprime il suo parere: «Sta cedendo una colonna portante, potrebbe diventare pericoloso rimanere qui dentro». Il 15 febbraio 2021, dopo ben 23 anni solitari trascorsi all’interno della grande area dismessa, il maresciallo è costretto a lasciare la sua abitazione per una villetta a schiera acquistata a Carpena. «Sarebbe stato bello - dichiarò all’epoca - che fosse andato in porto il disegno dell’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, di fare un giardino pubblico negli spazi verdi, che assommano a circa 16.000 mq., ma è rimasto sulla carta». Non se ne fece nulla, perché sarebbe stato impossibile fruire del verde senza intervenire anche sugli edifici circostanti. Nel 2024, l’anno della stipula dell’accordo istituzionale fra il Comune di Forlì guidato dal sindaco Gian Luca Zattini e l’Agenzia del Demanio per il recupero dell’ex Distretto, con l’obiettivo di destinarlo a polo culturale e archivistico, Scarpellini non mancò di manifestare il suo plauso: «Non potrò mai più rientrare fra quelle mura, ma sono felice che venga recuperato e restituito all’uso collettivo».