Dalla cultura al volontariato, Forlì punta a un’altra capitale

Forlì
  • 21 agosto 2026

L’esperienza della candidatura di Forlì a Capitale italiana della Cultura 2028, culminata con l’ingresso della città tra le dieci autorevoli finaliste nazionali, ha costruito un patrimonio inestimabile di relazioni, partecipazione e progettualità che non deve andare disperso. Anzi, quell’energia creativa e organizzativa si prepara oggi a diventare la rampa di lancio per una nuova e fondamentale sfida di civiltà: trasformare Forlì nella Capitale italiana del Volontariato.

A lanciare ufficialmente la proposta è l’Associazione “Dino Amadori Ets”, attraverso il suo presidente Giovanni Amadori, sottolineando come non si tratti affatto di un ripiego dopo il verdetto culturale, bensì del naturale sviluppo di un percorso di valorizzazione dell’identità territoriale. Se la dimensione storico-artistica ha mostrato le grandi potenzialità della città, la vocazione alla solidarietà e alla cura dell’altro ne rappresenta l’anima più autentica e profonda, un valore fondante che merita di essere messo al centro della scena nazionale.

«Forlì e l’intero territorio romagnolo vantano infatti una storia straordinaria di altruismo – si legge in una nota – capace di farsi modello organizzativo, sociale e persino scientifico. Un’esperienza emblematica è quella tracciata dal professor Dino Amadori, pionieristica figura che seppe integrare il volontariato in una visione innovativa capace di unire assistenza, prevenzione, sanità e ricerca. Un percorso iniziato con la nascita dell’Istituto Oncologico Romagnolo e sfociato nell’eccellenza dell’Irst Irccs di Meldola. Questa felice sinergia tra Terzo Settore, ricerca e istituzioni dimostra concretamente come la cultura del dono possa trasformarsi in vera innovazione sociale.

L’obiettivo dell’Associazione Amadori è ora fare rete con il ricchissimo tessuto associativo forlivese e romagnolo, chiamando a raccolta enti locali, istituzioni e cittadini per costruire un progetto corale. «La candidatura a Capitale del Volontariato non vuole appartenere a un singolo soggetto, ma a un’intera comunità che nella solidarietà riconosce le proprie radici e il proprio futuro» conclude Amadori.

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