Dall’India a Forlì, e ritorno. È un viaggio fatto di incontri, persone e solidarietà quello che ha portato alla nascita del progetto a sostegno della Desert School, una scuola che sorge nei pressi di Pushkar, nel Rajasthan, e che oggi accoglie oltre 220 bambini tra i 4 e i 12 anni. Una realtà nata dalla volontà di una famiglia indiana di aprire le porte dell’istruzione ai bambini senza distinzione di casta e diventata nel tempo un punto di riferimento per tanti piccoli che vivono in condizioni di forte povertà.
La scuola è composta da sei ambienti coperti, aperti sui lati, dove i bambini possono studiare e crescere insieme. Grazie alle donazioni sono arrivati banchi, materiale scolastico, divise e anche un pulmino destinato a chi abita troppo lontano per raggiungere la struttura a piedi. Il progetto punta infatti non soltanto a garantire l’accesso all’istruzione, ma anche a offrire ai bambini condizioni dignitose e continuità nel percorso scolastico. «I bambini hanno scoperto la possibilità di sognare», è il senso dell’iniziativa. A raccontare come tutto è cominciato è il forlivese Gabriele Turci, 53 anni, che ha conosciuto l’esistenza della scuola durante il suo primo viaggio in India insieme alla figlia. «Stavamo camminando e abbiamo incontrato un ragazzo italiano, Giovanni, vestito con un saio di San Francesco. Ci ha chiesto se eravamo italiani e ci siamo fermati a parlare». Quel ragazzo era Giovanni Muggeri, ideatore del progetto di sostegno alla scuola nel deserto. Da quell’incontro è nato un rapporto che è proseguito nel tempo, tra messaggi, viaggi e nuove visite in India. «Giovanni è venuto anche da noi in Italia, poi ci siamo ritrovati in India e ci ha portato dentro la scuola. Abbiamo visto la situazione e abbiamo deciso di fare qualcosa». Così è nata la collaborazione che oggi coinvolge anche diverse realtà del territorio.
Turci si occupa della raccolta fondi insieme ai sostenitori del progetto e della comunicazione. Ha inoltre aperto la pagina Instagram @corniceviva, dove racconta le esperienze legate al progetto. «Il mio sogno sarebbe sensibilizzare la città intera», spiega. A ottobre tornerà in India per portare personalmente gli aiuti raccolti alla scuola.
Il prossimo appuntamento sarà venerdì 18 settembre al Villaggio Mafalda, in via Dragoni, 75/m, dove è in programma un’apericena indiano-romagnola accompagnata da un’asta di beneficenza. L’accoglienza è prevista alle 19.45, mentre alle 20 inizierà la cena, proposta anche in versione vegetariana. Alle 21 prenderà il via l’asta, aperta anche a chi non parteciperà all’apericena. La quota per la cena è di 30 euro e la prenotazione è obbligatoria entro il 10 settembre.
In palio ci saranno premi messi a disposizione gratuitamente dalle aziende partner del progetto: tra questi smartphone, televisori, weekend turistici, lezioni in palestra e altri beni e servizi. Una modalità che permette alle imprese di contribuire non necessariamente con una donazione economica, ma mettendo a disposizione qualcosa da destinare alla raccolta fondi. Il ricavato sarà consegnato direttamente da Gabriele Turci alla scuola in India il 3 ottobre. Un contributo importante, considerando che sostenere per un anno la frequenza di un bambino costa circa 100 euro. A questo si aggiunge il sostegno di realtà come Progetto Arca, che ha contribuito a garantire i pasti ai bambini. L’obiettivo è semplice e concreto: trasformare ogni contributo in banchi, pasti, divise, trasporti e soprattutto opportunità. Perché dietro ai numeri della Desert School ci sono 220 bambini che, grazie a questa rete di solidarietà, possono guardare oltre il deserto e immaginare un futuro diverso.