Non è solo il caldo a mettere in difficoltà gli agricoltori. Nel quartiere di Pievequinta, La Caserma e Casemurate, infatti, numerose aziende agricole sono ripetutamente rimaste senz’acqua a causa della continua rottura delle vecchie condotte idriche. Una situazione divenuta insostenibile tanto da spingere il Quartiere a formalizzare una lettera, indirizzata al Consorzio di Bonifica della Romagna, per segnalare la situazione e chiedere un intervento programmato di sostituzione delle condotte.
Condotte colabrodo e raccolti a rischio: «Un piano per sostituire i tubi obsoleti»
La segnalazione
«Numerose aziende agricole nelle Frazioni di Pievequinta, La Caserma e Casemurate – mette nero su bianco Franco Bagnara, coordinatore del Comitato di quartiere – anche quest’estate sono rimaste per tratti di tempo prive dell’irrigazione a causa di ripetuti guasti alla rete consorziale. Non si tratta più di episodi sporadici, ma della dimostrazione di una rete ormai obsoleta, caratterizzata da continue rotture, interventi d’urgenza, cantieri ripetitivi e disagi che gli imprenditori agricoli sono costretti a sopportare da troppo tempo subendo danni alle proprie colture».
Gli impianti
Bagnara parla di condotte obsolete, di oltre 40 anni, realizzate in cemento amianto. «È evidente che l’attuale gestione, fondata esclusivamente su riparazioni temporanee, non sia più in grado di garantire un continuo servizio pubblico essenziale. Perdurare a intervenire con lavori tampone – sottolinea – significa sprecare risorse economiche, disperdere acqua del Canale emiliano romagnolo e costringere gli agricoltori a subire continuamente le conseguenze di una situazione che avrebbe dovuto essere affrontata con un intervento strutturale già da anni».
La domanda
La richiesta è netta: un intervento programmato e risolutivo: «Si chiede l’attivazione urgente di un piano pluriennale di sostituzione integrale delle obsolete condotte irrigue nei tratti interessati e la trasmissione di un riscontro scritto contenente il numero degli interventi negli ultimi anni, i relativi costi sostenuti, le cause dei continui guasti e i tempi certi entro i quali verrà realizzato un intervento definitivo. Gli agricoltori per l’utilizzo delle acque irrigue, pagano somme ingenti soggette a continui aumenti, senza che l’Ente ne dia motivazione, per usufruire di un servizio essenziale per le colture che deve essere garantito con continuità ed efficienza».
Una situazione che genera danni economici alterando, al tempo stesso, i calendari colturali, riducendo le rese produttive e causando danni diretti alle colture per carenza idrica o allagamento. «È inaccettabile che anche nel 2026 vi siano ancora aziende agricole costrette a rimanere senz’acqua per periodi di tempo per l’ennesima volta, a causa di una gestione che appare ormai insufficiente e priva di una reale programmazione – conclude Bagnara –. Qualora non dovessero essere adottati con la massima urgenza provvedimenti concreti e risolutivi, mi riservo di valutare ogni ulteriore iniziativa istituzionale e ogni altra azione consentita dall’ordinamento a tutela delle necessità degli agricoltori, oggi gravemente compromessi, affinché venga garantito un servizio pubblico efficiente e vengano accertate eventuali responsabilità in ordine ai ripetuti disservizi».