Cna Forlì-Cesena: “Piano idrogeologico, a rischio la tenuta del sistema produttivo”

Forlì
  • 19 febbraio 2026

FORLI’-CESENA. La pianificazione idrogeologica per la sicurezza del territorio romagnolo “rischia di trasformarsi in un freno a mano tirato” per l’economia. Anche la Cna di Forlì-Cesena si dice preoccupata per la variante al Piano per l’assetto idrogeologico del Po. Come emerso ieri pomeriggio durante la riunione dei firmatari del Patto per il lavoro e per il clima in Regione, osserva il presidente Sandro Siboni, le nuove e “invasive” cartografie del rischio alluvionale assieme alle norme tecniche generano “un blocco procedurale che sta fermando cantieri e investimenti nel territorio”.

L’Emilia-Romagna è considerata “attrattiva” per le imprese, prosegue, ma l’adozione della variante “va sicuramente nella direzione opposta” e “rischiamo di compromettere la tenuta del sistema produttivo”. Ci sono già associati infatti, che hanno investimenti fermi e “non sanno dove si andrà a parare, né quali siano le tempistiche per una soluzione”. Così, spiega Siboni, “l’incertezza normativa sta paralizzando la macchina amministrativa locale”. A rischio ci sono anche i benefici della Zona logistica semplificata, dato che alcune aree saranno compromesse dalle nuove perimetrazioni del Pai. L’associazione chiede dunque “un coinvolgimento maggiore nelle fasi preliminari di questi documenti” e un’azione della Regione per “dare risposte a chi ha investimenti bloccati”. Viale Aldo Moro, prosegue Siboni, riconosce “la gravità della situazione” e la presenza di “una zona grigia normativa”, annunciando un provvedimento di indirizzo entro il mese di marzo. La Cna apprezza, occorre “evitare che il 2026 diventi un anno di stagnazione per il nostro tessuto produttivo”.

L’obiettivo è fornire un’interpretazione univoca da Piacenza a Rimini per evitare che i singoli Comuni agiscano in ordine sparso. Intanto proseguono gli incontri tecnici nelle province per raccogliere le osservazioni puntuali e correggere le mancanze del piano, come l’assenza iniziale dei tiranti idraulici e delle priorità di intervento, fondamentali per la progettazione delle opere di difesa, conclude Siboni.

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