Castellucci: «Leone XIV al Meeting per costruire la civiltà dell’amore»

Forlì

La visita di Leone XIV in Romagna, secondo Erio Castellucci, mostra una Chiesa che si avvicina al mondo della cultura, non solo a quello dei fedeli. Un evento che, per il teologo forlivese, va oltre i confini del mondo cattolico e rappresenta un passaggio storico. Così l’arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi legge la scelta del Papa di essere presente, sabato 22 agosto, al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini: non solamente un gesto pastorale, ma il riconoscimento di una delle manifestazioni culturali più partecipate d’Italia.

Castellucci non sarà presente quel giorno, ma è già stato coinvolto nel cammino di preparazione promosso dalla Diocesi di Rimini: il 28 giugno scorso ha tenuto in Cattedrale una conferenza sul tema «Il ministero di Pietro», occasione preziosa per «approfondire il significato del servizio affidato al successore dell’apostolo Pietro e il ruolo del Papa nella vita della Chiesa».

«Credo che la venuta del pontefice al Meeting - dichiara il presule, da poco anche presidente della società editoriale del quotidiano cattolico Avvenire - denoti il suo desiderio di visitare una delle manifestazioni che, in Italia, raccoglie il maggior numero di persone attorno ad eventi culturali. E non si tratta solo di gente appartenente al movimento di Comunione e Liberazione o solo cattolici, ma di molte altre persone interessate ad un approccio profondo e ragionato della realtà».

Monsignor Castellucci va al nocciolo della questione, descrivendo il ruolo e la figura del Santo Padre in quel di Rimini: «Leone XIV sta dimostrando particolare attenzione alla cultura, anche per contrastare quella che nella sua enciclica chiama la “cultura della potenza”. È chiaro il suo desiderio e l’impegno per costruire l’elemento contrapposto, la “civiltà dell’amore”».

La visita di Papa Prevost, a suo parere, è importante anche per le chiese dell’Emilia-Romagna: «Come già fece Giovanni Paolo II all’inizio degli anni Ottanta - conclude l’arcivescovo modenese - la venuta del pontefice ci interroga sulla nostra appartenenza ecclesiale e sulla qualità della nostra fede».

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