Si è aperta ieri mattina l’udienza preliminare per sfruttamento e caporalato a carico dei vertici della Sofalegname, ma secondo il sindacato Sudd Cobas all’appello degli imputati mancano i responsabili di Gruppo 8, la cui filiera ha beneficiato del lavoro dei 17 operai. Una tesi, questa, respinta con forza dalla difesa di Gruppo 8. «La Sofalegname era un’azienda che faceva parte della filiera della Gruppo 8 e le condizioni di sfruttamento e di caporalato al suo interno sono emerse grazie alla lotta, molto coraggiosa, dei 17 lavoratori - afferma Elena Amadei di Sud Cobas -. Alcuni di loro per un periodo addirittura hanno dormito all’interno del magazzino in cui lavoravano, erano sottoposti a turni di 12 ore al giorno per sette giorni la settimana senza alcun tipo di diritto. Quindi se siamo qui oggi è grazie a questo coraggio e a questa determinazione». I lavoratori e il sindacato si sono costituiti parte civile e l’obiettivo è quello di avere un risarcimento perciò che hanno subito e per le condizioni in cui, secondo il sindacato, i lavoratori vivevano.
Caporalato alla Sofalegname: ieri l’udienza preliminare a Forlì
Le richieste di Sudd Cobas
«Secondo noi a quest’udienza mancano mancano all’appello degli imputati e questi sono i vertici della Gruppo 8 - prosegue Amadei -. I locali in cui questi lavoratori dormivano, in cui erano tenuti a lavorare in queste condizioni erano di proprietà della Gruppo 8, le bollette venivano pagate dalla Gruppo 8, il personale della Gruppo 8 controllava materialmente il lavoro che facevano questi lavoratori, quindi loro a tutti gli effetti, al di là poi delle scatole cinesi offerte dalle varie società, erano dipendenti della Gruppo 8. Sappiamo che, la settimana scorsa, la Gruppo 8 è stata oggetto di un provvedimento di amministrazione giudiziaria proprio per caporalato. Noi auspichiamo che questo sia l’inizio affinché la Procura e le autorità competenti possano accertare le responsabilità. Speriamo che questa sia un’occasione, come lo sono stati i mesi di sciopero e di dura vertenza di questi lavoratori, per dare coraggio a tutti quelli che in questo territorio, nel distretto del mobile imbottito ma non solo, vengono sfruttati o che comunque non vedono rispettati i loro diritti sul posto di lavoro».
La replica di Gruppo 8
Una ricostruzione completamente rigettata da Gruppo 8 difesa dall’avvocato Massimiliano Pompignoli: «Un esempio su tutti: Gruppo 8 non ha mai avuto immobili di proprietà a Forlì né nei comuni limitrofi. Attribuirle la proprietà dei locali significa affermare un fatto non vero e rivela una conoscenza quantomeno incompleta dei rapporti tra le aziende - spiega il legale -. Contestiamo altrettanto fermamente l’affermazione secondo cui i lavoratori di Sofalegname sarebbero stati alle dipendenze di Gruppo 8. È una conclusione che la rappresentante sindacale presenta come certa, senza indicare elementi che la dimostrino. I rapporti commerciali tra due società non consentono, da soli, di sovrapporre le rispettive organizzazioni e responsabilità. Gruppo 8 ha già avviato una piena collaborazione con l’amministratore giudiziario, mettendo a disposizione gli elementi utili a chiarire la propria posizione. Questa collaborazione non implica però condivisione del provvedimento né rinuncia a contestarne i presupposti: la società sta predisponendo le proprie difese anche nel procedimento di amministrazione giudiziaria, per far valere le proprie ragioni e dimostrare la propria estraneità alle condotte contestate a Sofalegname. In questa ricostruzione non possono essere dimenticate neppure le conseguenze dei blocchi protrattisi per mesi nell’ambito della vertenza dei lavoratori di Sofalegname, sostenuta dai Sudd Cobas. Come già contestato dalla società, l’interruzione dell’attività e la perdita di commesse hanno compromesso la prosecuzione della produzione di Gruppo 8, portando alla sua cessazione e al licenziamento dei propri dipendenti. La tutela dei lavoratori - conclude Pompignoli - richiede serietà e una ricostruzione completa dei fatti. Non giustifica affermazioni inesatte né anticipazioni di colpevolezza».
I lavoratori
Intanto, fuori dal tribunale ad attendere l’uscita dei legali dall’aula, c’erano anche una parte dei lavoratori che si sono costituiti parte civile. «Siamo qui per vedere tutelati i nostri diritti - spiega un lavoratore 26enne di origini pakistane -. Io ho dormito dentro il magazzino per sei mesi al freddo senza neanche l’acqua calda. Per questo siamo davanti al tribunale, per vedere riconosciuti i nostri diritti».