Il richiamo della terra di origine e delle radici familiari sono state la molla che hanno riportato in Italia Guido Michelacci 34 anni, gestore dell’Albergo Ristorante Lo Scoiattolo di Campigna.
A Tirana aiutava il padre nell’azienda di famiglia che produce pali per carpenteria ma quando è venuto a conoscenza che Giorgio Amadori e la moglie Maura Cocchi avevano messo in vendita l’attività non ha esitato. «È stato il richiamo delle origini che nel 2024 mi ha spinto con decisione ad intraprendere questa nuova attività – racconta Guido Michelacci – nel solco della memoria dei miei nonni, Marna e Franco, che avevano gestito Lo Scoiattolo dal 1970 al 1987. Così ho fatto di tutto per poter diventare il successore della famiglia Amadori coronando un sogno».
Un ritorno al futuro che l’ha portato a 1064 metri di altitudine, circondato da abeti bianchi, faggi e castagni nella foresta di Campigna una delle più antiche d’Europa, luogo dove nel 1800 il Granduca di Toscana Lepoldo II fece costruire la riserva di caccia. Lo Scoiattolo già ad inizio ’900 era meta di villeggianti che potevano trovare ristoro e quiete nelle due camere dell’epoca dopo aver risalito il crinale lungo la faticosa mulattiera.
«Adesso abbiamo nove camere in stile rustico tutte con wi-fi e bagno privato– continua Guido Michelacci – più due sale ristorante che possono ospitare oltre 100 commensali. Quando ho rilevato l’attività ho riammodernato l’Albergo con nuovi arredi nelle camere, rinnovato i macchinari in cucina effettuando lavori anche all’esterno con un investimento fino al 2030. La cucina è curata dallo chef Michele Zocca con il menu che coniuga la tradizione tosco romagnola. Abbiamo ampliato la gamma degli antipasti, la sfoglia tirata al mattarello, poi tortelli alla lastra, ragù di cinghiale, funghi, dolci fatti in casa in nome della genuinità più assoluta».
Intanto, Guido Michelaci fa anche il pendolare da Santa Sofia dove risiede la sua fidanzata Virginia Ramilli che presto lo renderà padre di una bambina. «La stagione estiva è andata bene, il caldo opprimente ci ha favoriti con l’arrivo di molti turisti in cerca di refrigerio. Ma anche in questi mesi autunnali che spalancano le porte sull’inverno non mancano le possibilità di svago per ogni tipo di escursionista, a settembre c’era il bramito del cervo, ottobre è il mese magico per ammirare il foliage, novembre per il trekking, poi a dicembre la magia delle feste. C’è un futuro da scrivere - conclude Michelacci - con nuova linfa ed altre opportunità che arriveranno dall’impianto di risalita ai Fangacci».