Bertinoro, investì e uccise un ciclista: la famiglia cerca testimoni

Forlì
  • 05 novembre 2026

Positivo alla cocaina dopo l’incidente stradale nel quale, al volante, travolse e uccise un cicloturista. Ma le analisi tossicologiche, unite alla ricostruzione della dinamica del sinistro, «non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna». Così la Procura di Forlì ha chiesto l’archiviazione per un 32enne di origine albanese che la mattina del 25 aprile scorso investì a Bertinoro Antonio Leo ravennate all’epoca 76enne. A fronte delle osservazioni depositate dal pubblico ministero Andrea Marchini, che evidenzia anche la mancanza di testimoni oculari al momento dell’impatto, interviene ora l’appello del difensore della compagna del defunto, l’avvocato Francesco Furnari, affinché chi era presente tra le persone intervenute in prima battuta per prestare soccorso, si faccia avanti. Stando a quanto ricostruito, l’incidente avvenne intorno alle 9.30 lungo via Colombarone. La vettura, una Opel Astra condotta dal 32enne residente a Bertinoro, stava percorrendo la strada principale da monte a valle. Il 76enne, in sella a una bici a pedalata assistita, si stava immettendo dalla traversa via Allende, sulla quale insisteva il segnale di stop. L’impatto fu terribile, con il ciclista colpito nel fianco e proiettato a circa 27 metri dal punto d’urto. Leo fu trasportato d’urgenza al Bufalini di Cesena, dove morì. Negativo all’etilometro, il conducente della vettura fu sottoposto agli esami del sangue e delle urine, che diedero esito positivo. Cocaina, cocaetilene e benzilecgonina. Per cristallizzare le risultanze, la Procura fece richiesta di incidente probatorio. L’obiettivo era accertare attraverso una consulenza medico-legale se l’indagato versasse o meno in una condizione di alterazione psicofisica al momento del sinistro. Richiesta tuttavia respinta dal gip. Allo stesso modo anche la perizia cinematica fu negata. In mano al pubblico ministero è così rimasta la consulenza tecnica affidata al geometra Michele Tassinari, relativa a due ipotetici scenari: quello di un’immissione da parte del ciclista in via Colombarone senza rispettare la precedenza, e una seconda ipotesi di una ripartenza da fermo, quindi a velocità ridotta. Tra le due c’è però una certezza: l’auto viaggiava tra i 55 e i 60 km/h, superando il limite dei 50. Eppure, ravvisa il pm, «la consulenza non dimostra che il superamento del limite sia stato rilevante, ma neppure prova oltre ogni ragionevole dubbio che il suo rispetto avrebbe evitato l’investimento».

è qui che si inserisce ora l’appello della difesa dei cari della vittima, che solleva dubbi circa la presunta assenza di testimoni oculari. Esiste infatti un video agli atti dell’indagine, registrato dalle telecamere di un’abitazione affacciata in via Colombarone, che non solo inquadra a qualche metro di distanza la sequenza immediatamente successiva all’investimento. Nelle immagini si vedono numerose persone accorrere a stretto giro. Tra loro, confida il legale, qualcuno potrebbe avere visto l’attimo dell’impatto fatale. E la sua testimonianza potrebbe ribaltare le sorti del procedimento.

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