Alcuni anni fa nella zona del Comignolo, nei pressi del lago di Ridracoli, è stata fatta una scoperta di importante rilievo scientifico: il ritrovamento di materiale riconducibile a un’industria litica preistorica. Un primo intervento di indagine archeologica nell’area individuata aveva rilevato infatti la presenza di centinaia di elementi litici, strumenti e schegge di lavorazione di diverse forme, dimensioni e colori.
Le ricerche svolte hanno permesso di delineare con maggiore precisione l’orizzonte cronologico: gli strumenti rinvenuti suggeriscono una datazione al Mesolitico. Si tratta di un rilevante aggiornamento delle conoscenze sulla presenza umana nel versante romagnolo dell’alto Appennino, ossia sulle strategie insediative degli ultimi cacciatori-raccoglitori e dei primi agricoltori tra Emilia-Romagna e Toscana.
A seguito delle indagini e degli studi avviati, a fine 2025 è stata firmata una convenzione fra vari soggetti, per lo sviluppo delle ricerche, la divulgazione e la comunicazione del sito archeologico.
La partnership coinvolge la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, il Comando dei Carabinieri per la Tutela della Biodiversità, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Ferrara e Romagna Acque Società delle Fonti s.p.a.
Pochi giorni fa si è tenuta la prima riunione del gruppo di lavoro e di coordinamento scientifico, costituito dal Soprintendente Federica Gonzato e dalla Funzionaria Archeologa Romina Pirraglia per la Soprintendenza, dal Responsabile del Servizio Pianificazione e Gestione delle risorse per l’Ente Parco, dal Prof. Marco Peresani per UniFE, dal Ten. Col. Paola Ciampelli per il Comando Biodiversità, dal Direttore del Museo Idro Piero Lungherini, dal Presidente Fabrizio Landi e dal Direttore Giannicola Scarcella per Romagna Acque.
L’obiettivo del gruppo di lavoro è quello di individuare e concretizzare azioni che favoriscano la salvaguardia, la valorizzazione e la fruizione dell’area, in particolare attraverso la ripresa e l’approfondimento delle ricerche archeologiche. Si pensa alla realizzazione di un allestimento dedicato ai ritrovamenti sia sul sito (raggiungibile via terra tramite la sentieristica esistente oppure con le imbarcazioni disponibili per il giro turistico dell’invaso) che all’interno del percorso museale di Idro.